Intervista all’autore di “chi ha ucciso la politica?” un “giallo” che riguarda tutti… Proprio tutti

4.12.2025 – 9.00 – Emanuele Cristelli, autore presso Il Riformista, ha appena pubblicato un opuscolo che intriga sin dal titolo. Dalla domanda aperta, per meglio dire spalancata. Chi ha ucciso la politica? Si colloca volutamente nel cuore del dibattito sulla crisi delle democrazie contemporanee. Lo spinoso tema negli anni è diventato sempre più pressante: la sensazione diffusa che la politica, così come l’abbiamo conosciuta nel Novecento, abbia smarrito la propria funzione originaria. Come non voler intervistare un giovane uomo che formula una diagnosi così severa, ma non nichilista, sulla questioni attuali?

Secondo lui, la politica non è “morta”, come muore un individuo o un organismo biologico. Può rinsavire, ma si trova attualmente in uno stato di coma profondo, alimentato da decenni di impoverimento culturale, delegittimazione e conflitti interni. Nel libro si intrecciano considerazioni personali, analisi strutturali e riflessioni sulla comunicazione pubblica. Tra i fattori principali del declino individua la perdita di credibilità delle istituzioni, la disgregazione dei partiti come luoghi di formazione collettiva, la sovrapposizione distorta tra media e giustizia, il ruolo sempre più pervasivo dei social network e una crescente predisposizione sociale alla polarizzazione e all’indignazione permanente.

Ma il punto più netto della sua analisi è un altro: non c’è un assassino unico. Non è possibile, dunque, placare la sete, oggi sempre più in voga, della ricerca di un colpevole. “L’abbiamo uccisa un po’ tutti, e un po’ tutti siamo vittime della morte della politica”, afferma. La sua tesi è che l’intero ecosistema — cittadini, dirigenti, giornalisti, attivisti, istituzioni — abbia contribuito, consapevolmente o meno, a svuotare la politica delle sue funzioni fondamentali. La domanda che dà il titolo al libro diventa così quasi un pretesto.

Un gancio narrativo efficace per esplorare un fenomeno complesso, in cui responsabilità e conseguenze si confondono. L’autore stesso insiste: “Non c’è una sola ragione. Più che morta questa politica è in fin di vita. Ci sono tante concause che hanno portato a questa condizione comatosa. È una domanda che mi hanno fatto tutti, e a tutti dico più o meno questo. Nel libro cerco di dare una risposta più mirata”.

Alla base del libro c’è un’urgenza personale. Una delusione maturata nel tempo dall’autore, e tornata prepotente negli ultimi anni. Quando chiedo a Cristelli cosa lo abbia spinto a iniziare a scrivere, la risposta è immediata: “Ero stanco di urlare concetti e pensieri a persone che non erano in grado di recepire. Vedere qualcosa che ami da morire, morire, nel mio caso la politica, senza nessuna reazione o accorgimento dai coinvolti”. L’autore racconta di essere stato lui stesso parte di quel mondo. Salvo poi allontanarsene. E proprio questa doppia condizione, insieme interna ed esterna, sembra aver reso l’urgenza ancora più forte. “Il pensiero è nato nel 2024, seguendo la campagna elettorale per le elezioni europee. Nel corso del 2025 è avvenuta la realizzazione vera e propria.”

Tra i capitoli più densi del libro c’è quello dedicato al finanziamento della politica. Discorso spesso ostico, e ancora oggi ampiamente rimosso dal dibattito pubblico. Cristelli lo affronta senza esitazioni, con sicurezza rara. In Italia, sostiene, la politica non può tornare forte se non si supera la fobia verso il suo sostentamento economico. “Come dovrebbe accadere per il resto del Paese, deve cessare l’antica fobia del popolo nei confronti del finanziamento alla politica. Questa è la parte fondamentale, per non dire principale, per la sussistenza della democrazia.” A Trieste, ad esempio, come nel resto d’Italia, i primi passi sarebbero culturali, prima ancora che normativi: ristabilire l’idea che finanziare la politica non sia un atto corruttivo, ma un investimento nella partecipazione collettiva, è l’inizio che si auspica.

Uno dei punti più discussi dell’attualità politica è il rischio di una deriva tecnologica che svuoti la dimensione umana e deliberativa della democrazia. Cristelli non minimizza il problema, ma evita i toni apocalittici: “Credo che non siamo totalmente calati nell’abisso: ci si sta affacciando, annaspiamo, ogni tanto tirando fuori la testa rispetto a questa realtà che ci inghiotte. Ma non sono pessimista rispetto alla capacità umana di riuscire sempre a galleggiare e sovrastare le sue stesse avversità.” La tecnologia non è, per lui, il male in sé: lo diventa quando manca una regolamentazione adeguata. “L’utilizzo dei social dovrà essere assolutamente regolamentato e disciplinato perché non sia totalmente deleterio per la politica. Quella in atto è un’intersezione dannosa tra media e mondo giudiziario.”

Alla questione delle lobby, Cristelli dedica una risposta che ribalta molti luoghi comuni. Secondo lui, il pregiudizio italiano non nasce da un fenomeno realmente oscuro, ma da una cronica incapacità di nominarlo e comprenderlo. “Quando un fenomeno non ha un nome nasce diffidenza o perplessità. In Italia è successo esattamente questo.” La fobia sarebbe nata prima ancora di osservare il fenomeno. – “Si è iniziato a parlare di lobbying solo per quelle che nutrivano interessi negativi. Il fenomeno è in verità neutro, ossia quello di organizzazioni atte a realizzare determinati obiettivi unendo più forze.” La mancanza di un reale dibattito accademico, una cattiva informazione e una tradizione culturale poco abituata ai processi di pressione organizzata avrebbero fatto il resto. C’è poi una distanza notevole rispetto ai paesi anglosassoni, dove il lobbying è ampiamente regolato e considerato fisiologia stessa della struttura democratica.

L’autore affronta a più riprese un altro nodo cruciale: quello della spettacolarizzazione politica e giudiziaria operata dai media. “Non sarebbe un cambiamento istantaneo”, avverte lui. – “Le soluzioni richiederebbero tempo e riforme strutturali. Intanto dovrebbe accadere con una buona riforma sui paradigmi essenziali della giustizia. Oltre a ciò, una riforma anche dei modus di chi lavora per l’informazione, condannando il fatto che si scrivano prima le condanne e poi le assoluzioni molte pagine dopo.” A questo si aggiunge, secondo Cristelli, un fenomeno culturale non trascurabile: “Possiamo notare quanto oggigiorno sia sempre più in voga una generale anima “forcaiola”, in cui molti sono appassionati di true crime alla ricerca spasmodica di un colpevole che, inconsciamente, tappi la rabbia repressa del popolo verso il suo governo.”

Uno dei fili conduttori del libro è la deresponsabilizzazione. Un fenomeno diffuso in ogni substrato sociale e politico. Cristelli lo spiega in modo preciso: “Il problema di oggi è proprio l’accountability, come si direbbe in inglese. La deresponsabilizzazione deriva dalla carenza di coraggio da parte della classe dirigente di spiegare e di affrontare le complessità.” La rapidità imposta dal digitale spinge i politici a semplificare il loro operato, esaurendolo a mera immagine personale più che concentrata sulle azioni governative.  -“Preferiscono edulcorare le cose, strumentalizzarle e farne propaganda.” – Ma alla fine la realtà si impone sempre. – “Va tutto in malora quando le persone si mettono le mani in tasca, e dalla tasca vanno ai capelli. Quando si vede come le promesse non siano state mantenute. Perciò escono dal sistema spesso e volentieri, ad esempio smettendo di votare.” 

Alla domanda su quale sia l’apparenza più pericolosa nel sistema attuale, Cristelli risponde prontamente: “Quella di credere che la politica che possiamo vedere con i nostri occhi oggi abbia effettivamente il potere che vuole dimostrare di avere. Non è così.” A suo avviso, una parte rilevante delle decisioni è influenzata o condizionata da poteri che restano fuori dalla scena pubblica. Un’eminenza grigia, forse, senza assumere toni complottistici? – “Si, definiamola pure così. Un’eminenza grigia nascosta che manovra e calibra cosa debbano fare veramente gli attori visibili a tutti. Oggi, poi, è molto più potente la sfera imprenditoriale economica, più che mai prima.”

Guardando al suo futuro autoriale, Cristelli continuerà a occuparsi di democrazia e processi politici attraverso la sua rubrica sul Riformista, chiamata Democrazia in progress. Non esclude un nuovo libro dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e politica, pur mantenendo cautela sul taglio da adottare. Una cosa però gli appare già decisiva: – “Ciò che però mi è già chiaro è combattere i neoluddisti: come un tempo si entrava nel panico con le novità tecnologiche, quali il treno a vapore o la televisione, così oggi sta accadendo con l’AI.” –

L’articolo può chiudersi con una citazione che Cristelli fa propria e che sintetizza bene la postura critica, ma non rassegnata, con cui guarda al futuro della democrazia: mi siederò dalla parte del torto, perché i posti della ragione erano già occupati.

[e.c.]

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