18.12.2025 – 13.55 – «La tanto proclamata sicurezza ha le sue falle». A sostenerlo è il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Trieste, Elisabetta Burla, che in una nota invita a una «riflessione seria e non per slogan» sul sistema carcerario italiano. Secondo Burla, l’inasprimento delle pene, la creazione di nuovi reati e l’introduzione di ostatività sempre più stringenti alle misure alternative e alle pene sostitutive hanno prodotto un solo effetto: l’aumento del numero di persone detenute, anche per reati che «non destano particolare allarme sociale», senza però un rafforzamento delle piante organiche della polizia penitenziaria e delle altre aree. Il Garante richiama l’attenzione sull’evasione dalla casa circondariale di Trieste, una delle tre evasioni avvenute nell’ultima settimana in Italia, sottolineando come l’episodio dimostri le criticità del modello attuale di sicurezza.
Burla evidenzia inoltre la situazione del carcere di Trieste, dove «a fronte di una capienza effettiva di 117 posti – dai 150 teorici vanno sottratti gli spazi non disponibili per ristrutturazioni o inagibilità – le persone ristrette sono, da quasi un anno, 240», mentre la polizia penitenziaria registra una carenza di «una ventina di unità». Per il Garante, la costruzione di nuovi istituti di pena, spesso lontani dal contesto cittadino, rischia di «spostare l’attenzione dalla crisi strutturale del sistema carcerario». Al contrario, l’esecuzione della pena attraverso misure alternative e pene sostitutive offrirebbe «maggiori garanzie di risocializzazione e sicurezza», mentre il carcere, «così com’è oggi, annienta la speranza». Infine, Burla ricorda il dato dei suicidi in carcere: 76 persone detenute si sono tolte la vita dall’inizio dell’anno, cui si aggiungono altre 4 persone che operavano a diverso titolo all’interno degli istituti penitenziari.
[f.v.]


