Riforma dei porti, la FILT CGIL di Trieste: ‘Un passo indietro che mina autonomia e sviluppo del sistema portuale’

24.10.2025 – 11.21 – “Rispetto alla proposta di riforma del sistema portuale avanzata dal Governo, la FILT CGIL di Trieste in linea con la sua struttura nazionale e congiuntamente alla NCCdL CGIL di Trieste esprime un giudizio assolutamente critico su questa riforma, perché ciò che ad oggi si evince dalla bozza rappresenta un grave arretramento rispetto ai principi di autonomia amministrativa, organizzativa, regolamentare, di bilancio e finanziaria, responsabilità e sviluppo garantiti negli ultimi trent’anni”. È quanto dichiarato in una nota ufficiale da Stefano Mauro in rappresentanza di FILT CGIL Trieste e da Massimo Marega per NCCdL CGIL Trieste.

Una scelta che a nostro avviso è pericolosa anche sul piano istituzionale, sociale e costituzionale. La Legge 84/94, frutto di un lungo lavoro parlamentare, ha segnato una svolta per la portualità, in quanto ha saputo gestire le complessità e valorizzare le differenze dei territori, garantendo ai porti una maggiore autonomia. Con essa si è superato il monopolio delle operazioni, introducendo meccanismi trasparenti di regolazione tramite concessioni, tutelando così la buona occupazione”.

“Il modello adottato” prosegue la nota “ha posto le Autorità Portuali al centro della pianificazione strategica e dell’autonomia gestionale, favorendo il dialogo tra pubblico e privato e riuscendo a coniugare sviluppo economico, coesione sociale e valorizzazione del lavoro. Per questo, la proposta del Governo risulta inaccettabile: con tale proposta non si punta a migliorare l’attuale sistema, ma a smantellarlo. Infatti, non si affrontano i nodi strutturali del settore, come la semplificazione normativa e regolamentare e la necessaria accelerazione degli iter infrastrutturali o l’attuazione del fondo per i prepensionamenti, né tantomeno si affrontano le distorsioni nella catena delle operazioni portuali o si interviene sulla crescente concentrazione di potere nelle mani di pochi player”.

“L’introduzione eventuale di tale riforma rischia solo di ingenerare elementi di confusione, accentramento e opacità, perché il fulcro della proposta con l’istituzione di Porti d’Italia Spa si pone come struttura sovraordinata rispetto alle attuali AdSP, di fatto esautorandole delle loro funzioni fondamentali di governo, pianificazione e gestione operativa. Porti d’ltalia Spa, definita come ‘strumento per la realizzazione delle infrastrutture strategiche’, rischia nei fatti di diventare una cabina di regia scollegata dalle realtà territoriali, dotata di poteri tali da cancellare un sistema di governance costruito nel tempo attraverso un delicato equilibrio tra competenze locali, partecipazione sociale e responsabilità politica”.

“Tale proposta di riforma giunge dopo un’assenza di circa diciotto mesi per lo scalo triestino di una figura come quella del Presidente del Porto, per logiche e problematiche tutte riconducibili ai partiti della maggioranza di Governo. I dati preoccupanti registrati nella riduzione dei traffici sono figli anche di un mancato governo dei processi e dello stallo verificatosi, e parla alle responsabilità dirette di chi tali processi è chiamato a governarli; oggi si aggiunge una proposta che sottrae autonomia decisionale e funzionale alle AdSP: per questo motivo le scriventi dichiarano la loro contrarietà alla riforma” conclude la nota.

[c.s.] [a.c.]

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