25.10.2025 – 07.01 – Scorrendo le foto dei vecchi transatlantici che attraccavano alla Stazione Marittima di Trieste nel novecento – motonavi come la Vulcania, ad esempio – si rimane sorpresi da quanto fossero piccoli a confronto con le odierne navi bianche costruite da Fincantieri. Il gigantismo inaugurato dagli anni Novanta pone rilevanti difficoltà per gli attracchi – persino una Stazione novecentesca quale quella triestina soffre un abuso di traffico navale, con ripercussioni sulla qualità dell’acqua, come insegnano i continui problemi (dell’ancora chiuso) Civico Acquario. L’impatto delle navi da crociera e il loro inquinamento è stato di nuovo discusso in Consiglio regionale, con un intervento ufficiale dell’assessore alla Difesa dell’ambiente Fabio Scoccimarro, a seguito di un’audizione di esperti sulla qualità dell’aria a Trieste, già richiesta a suo tempo a ottobre 2023.
Ipotesi ‘nuove location di attracco’
Sul fronte dell’inquinamento dell’aria l’Arpa non registra variazioni significative, stando ai dati ufficiali: “Per quanto concerne l’inquinamento prodotto dalle grandi navi da crociera è innegabile che questo abbia un impatto sul nostro territorio. Va però sottolineato che,
dati alla mano, è inferiore a quello prodotto complessivamente dal traffico veicolare e dai diversi sistemi di riscaldamento” ha affermato Scoccimarro.
Tuttavia ha generato un certo seguito di discussioni la successiva osservazione ovvero che “Non possiamo poi trascurare il fatto che la Stazione marittima sia stata progettata un secolo fa quando non esisteva un traffico automobilistico e le navi erano decisamente più piccole”. Infatti “Vista l’attuale fotografia – ha affermato Scoccimarro – è legittimo ipotizzare nuove location per le operazioni di attracco delle navi da crociera in Porto nuovo o Porto vecchio, adeguatamente attrezzati“.
Le navi bianche in Porto Vecchio?
La proposta non è nuova, perché a questo proposito tanto il sindaco Dipiazza quanto l’ex presidente Zeno d’Agostino avevano osservato a loro tempo il possibile ruolo del Porto Vecchio quale scalo crocieristico. Il problema non è tuttavia di facile soluzione, perchè la profondità del fondale presso la Stazione marittima è unica nel suo genere, non replicabile in altre zone del golfo. Inoltre il Porto Vecchio presenta l’ostacolo della diga foranea che, essendo stata costruita quale fondamentale protezione nei confronti delle mareggiate, non può essere rimossa o modificata senza pregiudicare la sicurezza del Porto stesso e dei suoi pontili. Specie considerando l’odierno succedersi di calamità naturali legate al cambiamento climatico.
Il Porto Nuovo, già utilizzato ogni tanto in via emergenziale dalle navi bianche provenienti da Venezia, a propria volta necessita di ogni spazio possibile immaginabile per le attività della logistica, specie considerando la crescente competizione oltre confine e interna allo scalo stesso tra i diversi operatori (Ro-ro docet).
[z.s.]


