Dentro la casa di Paola Erdas: dove la musica barocca incontra la magia delle Janas VIDEO-INTERVISTA

17.10.2025 – 18.00 – L’aria a casa di Paola profuma di resina e di storia. Le ultime luci del giorno si infiltrano tra gli anfratti dei suoi strumenti musicali, quasi tutti dai nomi impronunciabili. Il mio collega e io ci scambiamo furtive occhiate di sbigottimento e meraviglia. È un mondo totalmente nuovo, quello che ci si spalanca di fronte agli occhi. A tratti sembra di tornare bambini, per il desiderio di toccare ogni cosa, e mantenere la compostezza richiesta dalla missione del giorno si fa quasi un’impresa ardua. Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei intervistato un’artista nel salotto della sua casa allestita secondo lo stile del XVII secolo, avrei riso. E invece eccomi qui, circondata da forme e colori bizzarri anche per la fantasia più sfrenata. Paola Erdas è l’artefice di questo piccolo universo barocco nascosto nel cuore di Trieste. Divertita dalle nostre espressioni, ci accoglie con un ampio sorriso e ci fa accomodare. L’eleganza di ogni cosa è tale da togliere il fiato, capace di far sentire chiunque, in quello spazio, un intruso in un’armonia che pare possedere vita propria.

— «Buonasera… davvero, l’occhio non sa dove poggiarsi» — attacco io, con il filo di voce rimastomi. — «È meraviglioso potersi trovare qui con lei oggi, al centro del suo mondo artistico e personale, ricco di ricordi e bellezza. Mi dica, quali saranno le prossime attività in programma per la città?» — «Beh, domani si apriranno le danze per la ventesima edizione del Festival Wunderkammer. Quest’anno, in particolare, l’evento prenderà il titolo di Janas, da un antico termine della mia terra, la Sardegna. Gli altri musicisti e io siamo nel pieno del fermento per la meravigliosa avventura che sarà esibirci in otto concerti di fila. Andranno da venerdì sera, ricoprendo tutte le giornate di sabato e domenica, con una piccola appendice il martedì sera. Un solo giorno di pausa, ma l’impegno ripagherà, come sempre, in emozioni.» — «Perfettamente comprensibile. Ma la prego, ci spieghi il concetto dietro a questo titolo, Janas… Essendo legato al folklore sardo, immagino possa avere a che fare con la mitologia locale, custodendo forse anche un significato mistico.»

— «Proprio così. La parola è un plurale, e indicava un particolare tipo di creatura mitologica femminile, in parte fata e in parte strega. A seconda di come venivano trattate, esse potevano riempire di doni e gioie gli esseri umani oppure, al contrario, essere estremamente cattive e vendicative con loro. Questo contrasto della leggenda vuole essere l’anima portante del festival, poiché simboleggia — e al tempo stesso unisce — antico e moderno. Per esempio, Le Concert de l’Hostel Dieu, un’orchestra francese che si esibirà domani, coniugherà nella stessa serata il clavicembalo, il violino barocco, il violoncello barocco collegato a una loop station e le danze barocche e hip hop. Questo è il manifesto di ciò che porteremo e di ciò che saremo quest’anno: un’ordalia musicale e un eclettismo artistico totale. Divertimento assicurato. Il nostro pubblico già lo sa.» — «Vedo che è circondata da ogni tipo di strumento musicale e sinfonico. Immagino che per ciascuno di essi provi un’affezione particolare, come se fossero persone della sua quotidianità…»

— «Ha detto bene: ogni strumento ha una sua anima. L’ho colta a tal punto da averli battezzati come dei figli. Il più grande, alla mia destra, si chiama Massimiliano, ed è proprio un “signore” pieno di charme… ma anche di malizia. La seconda, alle tue spalle, è Lucrezia: il mio antistress dalle corde di budello. Sarebbe ideale per un repertorio ancora più antico. E infine, Daniele: lui è quello sempre pieno di sorprese, come se fosse uscito da un barocco ancora agli albori, perciò un po’ dirompente.» L’incontro con lei dà speranza. Speranza nel pensare che, in fondo, la musica non conosca davvero il tempo, purché parli sempre la lingua dell’anima. “La moda cambia, continuamente e scioccamente”, cantava ieri Mia Martini. E oggi, è come se le mode avessero esaurito la loro frenesia per ridare alle radici la loro meritata eternità.

[e.c.]

 

 

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