La denuncia di Save the Children per 44mila bambini a Gaza senza accesso all’acqua potabile

10.07.25 – 15:17 – Un diritto umano fondamentale, l’accesso all’acqua potabile. Eppure, non sembra essere così in diverse parti del mondo.
L’Organizzazione delle Nazione Unite riporta che ben 2 milioni di persone al mondo non hanno a disposizione acqua da bere, e che 4,2 miliardi usano servizi igienici non idonei.
In relazione a tale tematica, il conflitto che sta interessando la Striscia di Gaza aumenta notevolmente la difficoltà per adulti e bambini di accedere all’acqua potabile, con il concreto rischio che tra pochi giorni – con una possibile interruzione delle forniture a causa del mancato accesso al carburante a Gaza – circa 44 mila minori si ritrovino senza più una goccia da poter bere. Ciò aumenterebbe anche la probabilità di contrarre malattie come colera, diarrea e dissenteria, nonché la malnutrizione.

E’ quanto denuncia l’organizzazione internazionale di Save the Children, la quale auspica che il governo israeliano consenta l’ingresso al carburante e agli aiuti, e che cibo e beni salvavita non vengano considerati come mera merce di scambio. E’ infatti dal 2 marzo, ovvero da quando le autorità israeliane hanno imposto un assedio totale, che le forniture di carburante sono state bloccate, elemento su cui la stessa Organizzazione fa affidamento per trasportare l’acqua pulita ogni giorno a più di 50 comunità nella Striscia di Gaza che vivono in condizioni igienico sanitarie irrispettose per l’essere umano.
Ad aggiunta di ciò, se anche la fornitura di energia elettrica venisse interrotta, centinaia di neonati nelle incubatrici potrebbero andare incontro a morte certa.

La risposta umanitaria può venire compromessa da un momento all’altra, così come la vita di migliaia di persone e soprattuto di bambini.

“L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano fondamentale – afferma Ahmad Alhendawi, Direttore Regionale di Save the Children per il Medio Oriente, l’Europa orientale e il Nord Africa – ma a Gaza, ora potrebbe essere negato a 44.072 bambini a cui la forniamo, a causa dell’esaurimento del carburante. Non solo cibo e aiuti vengono negati a un’intera popolazione sull’orlo del baratro, ma anche il carburante che alimenta i sistemi essenziali per la sopravvivenza non è stato autorizzato a entrare per quattro mesi”.

“Tutto ciò rappresenta una grave minaccia per l’intera risposta umanitaria a Gaza. Non c’è più tempo – continua – Serve con urgenza un cessate il fuoco duraturo per proteggere i bambini da bombe e proiettili, ma i negoziati non devono distogliere l’attenzione dal bisogno immediato di carburante, aiuti e forniture commerciali. Questi elementi non possono essere usati come leva politica: i bambini hanno diritto sia alla sicurezza che alle risorse necessarie per sopravvivere, ed è dovere del Governo di Israele garantirle secondo il diritto internazionale. L’assedio deve finire ora.”

[e.s.]

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