02.06.25 – 10:00 – L’Italia si appresta a diventare sempre più digitale, anche quando si tratta di salute. E’ quanto emerge dalla ricerca ‘Tecnologia e Salute‘ condotta da Havas Life nell’ambito degli Healthcare & Pharma Talk organizzati da RCS Academy.
Lo studio, condotto su di un campione rappresentativo di 500 cittadini tra i 18 e i 70 anni, fotografa un Paese generalmente aperto all’innovazione ma con qualche incertezza circa le tematiche della privacy e della gestione dei dati sensibili.
Nello specifico, il 72% degli intervistati afferma di possedere e saper utilizzare vari dispositivi digitali, mentre il 71% si impegna attivamente per aggiornarsi sulle recenti novità. Al contempo, il 35% svela di non comprendere sempre la vera utilità delle nuove tecnologie, e il 21% le considera spesso inutili o, nel peggiore dei casi, una complicazione.
Un rapporto complicato, quello tra cittadini e digitalizzazione, a metà strada tra progresso e accettazione di un mondo che cambia di secondo in secondo.
Rispetto a ciò, l’84% degli italiani ritiene che l’attuale livello tecnologico del Paese sia in grado di rispondere alle necessità del cittadino, mentre l’80% conferma che la cosiddetta transizione digitale abbia contribuito a migliorare e semplificare l’accesso ai servizi sanitari. Prescrizioni elettroniche, tessera sanitaria digitale, consultazione online degli esiti di esami e visite, con la possibilità di prenotare prestazioni sanitarie dalle piattaforme digitali, risultano essere i servizi più apprezzati.
“La trasformazione digitale deve partire dall’ascolto delle persone”, afferma Simone Andrea Telloni, CEO di Havas Life. “L’innovazione ha senso solo se è inclusiva e orientata al benessere collettivo“.
Lo strumento che invece è più conosciuto e utilizzato è il Fascicolo Sanitario Digitale, specialmente nella fascia d’età dai 35 ai 54 anni. Infatti, il 94% di chi lo sfrutta lo considera utile, con il 63% lo ha consultato almeno una volta.
Anche i dispositivi indossabili (smartwatch, sensori medici) raccolgono consensi, con il 90% degli italiani che li vorrebbe integrati con il Sistema Sanitario Nazionale per un monitoraggio in tempo reale. Ma c’è un ma: il 70% dimostra preoccupazione per la gestione dei dati personali e alla tutela della privacy.
Per quando riguarda la telemedicina, anch’essa presenta dichiarazioni favorevoli, con il 60% degli italiani che accetterebbe la possibilità di ricevere visite mediche a distanza e tramite videochiamata. A tal proposito, più della metà del campione preso in esame sarebbe disposta a sottoscrivere un’assicurazione privata per accedere a servizi di supporto legati ai trattamenti con farmaci cronici, come l’assistenza domiciliare, la consegna dei farmaci o il supporto psicologico.
Gli italiani sono quindi un popolo ancora poco consapevole di tutti i vantaggi ed utilizzi, nonché dell’impatto delle nuove tecnologie?
E’ indubbio che maggiore conoscenza del valore terapeutico dell’innovazione permetterebbe ai cittadini di svolgere scelte più informate per la propria salute, e fornirebbe allo stesso tempo un miglior supporto politico ai decisori che si adoperano in favore dell’innovazione di qualità.
Tirando le somme, dall’indagine in questione risulta fondamentale investire in infrastrutture, formazione, comunicazione e fiducia, con un approccio che sia antropocentrico e che metta le persone in primo piano.
[e.s.]


