15.05.2025 – 10:19 – Una vasta operazione di polizia internazionale ha colpito ieri un’organizzazione criminale di origine pakistana specializzata nel traffico di migranti lungo la rotta balcanica. Coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Trieste, l’operazione ha portato all’arresto di sette persone, due delle quali fermate all’estero su mandato europeo, e alla denuncia di altri cinque soggetti coinvolti. L’intervento, frutto di un’indagine durata oltre un anno, è stato condotto in sinergia dalla Polizia di Stato italiana, dalla polizia slovena, croata e bosniaca. Secondo quanto emerso, il gruppo smantellato gestiva il trasporto illegale di migranti provenienti da Pakistan, India, Nepal e Afghanistan, facilitandone l’ingresso clandestino in Italia attraverso Bosnia, Croazia e Slovenia. Oltre al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, agli indagati vengono contestati reati ben più gravi: sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina, estorsione e lesioni aggravate.
L’inchiesta è partita nel febbraio 2024, dopo la denuncia di un migrante indiano che, appena arrivato in Italia, era stato sequestrato insieme a un connazionale da due membri dell’organizzazione a Trieste. Le vittime erano state picchiate e costrette a chiedere un riscatto di 2.000 euro alle famiglie in India. I video delle violenze venivano inviati ai parenti come strumento di pressione. I pagamenti, mascherati tramite circuiti di money transfer e passaggi in diversi Paesi (Pakistan, Francia, Italia), giungevano infine a complici residenti regolarmente in Italia.
La rete criminale, ben strutturata, utilizzava “safe house” tra Zagabria e Lubiana per ospitare temporaneamente i migranti prima di farli proseguire verso l’Italia. Il costo per ciascun passaggio variava dai 4.000 ai 6.000 euro. Gli inquirenti hanno documentato numerosi episodi in cui i migranti, una volta raggiunto il confine italiano-sloveno, venivano derubati e nuovamente sequestrati per estorcere altro denaro alle loro famiglie.
Determinante per il successo dell’operazione è stata la cooperazione internazionale, in particolare con la Polizia Criminale di Capodistria (Slovenia), che ha permesso di ricostruire l’organigramma del sodalizio. Le intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, insieme al monitoraggio dei profili social degli indagati, hanno fornito prove cruciali.
Uno degli episodi chiave dell’indagine riguarda il sequestro di tre cittadini indiani, avvenuto a Trieste nel 2024, all’interno di un appartamento in via della Fabbrica. Anche in questo caso, le vittime venivano picchiate e filmate, con le immagini inviate ai familiari per ottenere il pagamento del riscatto. Solo grazie alla denuncia di un parente, giunto dalla Lombardia, la polizia è riuscita a intervenire tempestivamente, liberando gli ostaggi e arrestando i responsabili in flagranza di reato.
Oltre agli arresti, le perquisizioni hanno portato al sequestro di armi improprie – tra cui coltelli, tirapugni e passamontagna – e alla scoperta di sostanze stupefacenti. Un trentenne pakistano è stato fermato con marijuana e cocaina e arrestato.
Nonostante la rete sia stata smantellata, gli inquirenti precisano che il procedimento penale è ancora in fase preliminare. Le responsabilità effettive degli indagati saranno accertate in sede processuale.
[c.v.]


