‘Le equilibriste’, il rapporto sulla maternità in Italia nel 2025. Il Fvg è all’8° posto come regione ‘amica’ delle mamme

11.05.25 – 09:00 – Giunto alla sua decima edizione, il rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2025” di Save The Children analizza il livello ‘mother friendly‘ delle diverse regioni italiane soffermandosi su 7 aspetti principali: demografia, lavoro, rappresentanza, salute, servizi, soddisfazione soggettiva e violenza. L’esame è realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica ISTAT.
Sul podio, la Provincia Autonoma di Bolzano, seguita da Emilia-Romagna e Toscana, mentre in fondo alla classifica compaiono Puglia, Calabria e Basilicata, al pari della scorso edizione.
Il Friuli Venezia Giulia conquista l’8° posto.

Tra mamme single e donne divise tra lavoro e vita privata, ecco che la maternità ad oggi rappresenta un tema controverso e spesso posto in secondo piano, penalizzato da situazioni di difficoltà sociale ed instabilità economica.
Nel 2024, in Italia si è verificata una flessione in negativo delle nascite pari al 2,6%, mentre l’età media delle madri si è spostata tra i 32 e 33 anni. Il tasso di fecondità totale ha anch’esso subìto una contrazione, inferiore persino al minimo storico registrato nel 1995.

Un panorama di crisi demografica, dunque, nel quale il Friuli-Venezia Giulia presenta un livello inferiore alla media nazionale. Secondo il report dell’Associazione, la nostra regione si posiziona all’8° posto nell’indice generale, dove il tasso di occupazione delle madri con figli in età minorile è del 76%, valore superiore alla media del Paese. Prima, invece, per la presenza di centri antiviolenza (4,5 centri ogni 100 mila donne).

“In Italia, dalla prima pubblicazione de ‘Le Equilibriste‘, gli approfondimenti condotti mostrano vecchi problemi e propongono nuove angolature di analisi. Nel complesso, tra il 2022 e il 2024, la situazione italiana mostra un miglioramento sia in termini assoluti, con un incremento dei valori dell’Indice delle Madri e in termini di riduzione del divario territoriale – spiega Antonella Inverno, Responsabile Ricerca e Analisi Dati di Save the Children Italia – Tuttavia, l’Indice fotografa ancora una situazione frammentata e fragile del nostro Paese che non riesce a garantire il benessere per le donne che diventano madri.

Sono molti gli squilibri strutturali che resistono al cambiamento mentre emergono nuove aree di diseguaglianza che si stratificano. Non solo le donne sono penalizzate nel mercato del lavoro e ancora scontiamo divari occupazionali e retributivi a danno di tutte, ma per le madri la situazione rimane critica in molte aree del Paese. Tra loro, le madri sole con figli minorenni devono superare gli ostacoli maggiori, con divari di reddito e di condizioni abitative rispetto ai padri molto ampi”.

Sono quindi le madri single ad essere le più in bilico tra le ‘equilibriste’, categoria più esposta al rischio di povertà (32,2% della popolazione a nucleo monogenitoriale).
I dati sull’occupazione presentano a tal proposito una netta frattura tra Nord e Sud. Le mamme single tra i 25 e i 54 anni superano l’83% al Nord, mentre nel Mezzogiorno non supera il 45,2%. Evidente, inoltre, la fragilità delle mamme sole anche dai redditi netti. 26.822 euro annui contro i 35.383 dei papà nella stessa situazione.

Se dunque l’Italia occupa il 96° posto su 146 Paesi nel mondo per la partecipazione femminile al mondo del lavoro, e rispetto gender gap retributivo si trova alla 95a posizione, ecco che la situazione per le donne con un figlio appare maggiormente critica proprio. causa della cosiddetta child penality. Il 20% delle donne, infatti, rinuncia a lavorare dopo essere diventata madre, principalmente per l’assenza di servizi per la prima infanzia e a causa della difficoltà di conciliare la dimensione lavorativa con quella familiare. Tale percentuale salirebbe al 35% per le madri di figli con disabilità.

“Ancora oggi, le diseguaglianze di genere nel mondo del lavoro ma non solo, lo sbilanciamento dei carichi di cura a sfavore delle donne, l’insufficienza o l’assenza completa di servizi per la prima infanzia condizionano la vita e il benessere delle madri – afferma Giorgia D’Errico, Direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children – Servono politiche strutturali, integrate e durature che garantiscano risorse e strumenti per sostenere le famiglie nella cura dei figli e nella conciliazione tra vita privata e professionale. È fondamentale, ad esempio, garantire a tutti i bambini e le bambine l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, ampliando l’offerta in tutti i territori e assicurandone la sostenibilità nel lungo periodo, ed estendere la durata dei congedi di paternità, incentivandone l’utilizzo e riconoscendo il valore sociale della cura anche per i padri, in una logica di corresponsabilità”.

Tra i progetti promossi da Save The Children, emerge il programma Fiocchi in Ospedale, dedicato ai neonati nei loro primi 1000 giorni di vita e alle loro famiglie. Tra attività di ascolto, orientamento e accompagnamento, tale iniziativa è presente in 14 strutture ospedaliere in 9 città, e durante i dieci anni di operatività ha seguito direttamente 38.890 bambine e bambini e 42.120 adulti, aiutando nell’orientamento e nella consulenza oltre 50 mila neogenitori.

A ciò si affianca il programma Spazio Mamme, le cui equipe si incentrano sull’empowerment dei genitori, soprattutto madri. Attualmente ci sono 13 Spazi Mamme attivi sul territorio che nel 2024 hanno accolto più di 3 mila bambine e bambini dagli 0 ai 6 anni, genitori e adulti, mentre negli ultimi 10 anni hanno sostenuto 28.817 persone adulte e 23.976 tra bambine e bambini.

[e.s.]

 

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