Festa della mamma e detenzione femminile, Massolino (Patto) “situazione drammatica, il decreto sicurezza la peggiora”

10.05.2025 – 19.05 – «La situazione nelle carceri sul nostro territorio è drammatica, e il decreto sicurezza non fa che peggiorarla. Oggi per la festa della mamma entriamo nella sezione femminile per porre l’attenzione su un aspetto particolarmente crudele della nuova norma: la detenzione per le madri e le donne incinte. Lunedì 12 parteciperò anche alla staffetta di digiuno promossa dal Garante di Udine». Ad affermarlo è la consigliera regionale del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg Giulia Massolino che ha partecipato, oggi, a un incontro organizzato dalla Garante del Comune di Trieste avvocata Elisabetta Burla presso la Casa circondariale di via del Coroneo, con le detenute e l’associazione Nati per Leggere, nell’ambito della campagna Madri fuori della Società della Ragione. Il decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei ministri il 4 aprile «non fa che aumentare le persone soggette a detenzione, introducendo ben 14 nuovi reati e numerose circostanti aggravanti, imprimendo una svolta autoritaria tanto nei metodi quanto nei contenuti».  Poi aggiunge: «Particolarmente crudele è la norma che colpisce le donne incinte e le madri con bambini piccoli: il decreto elimina l’obbligo di rinvio dell’esecuzione della pena per le detenute in gravidanza o con figli minori di un anno, aprendo così le porte del carcere anche a neonati e madri. Inoltre, introduce misure che prevedono la separazione tra madre e figlio in caso di presunta evasione o turbativa dell’ordine in un Icam, infliggendo un danno gravissimo e ingiustificabile ai diritti dell’infanzia». Dal canto suo, Burla ha posto l’accento sul fatto che «abbiamo a Trieste un numero di donne limitato, attorno a 25 ma tantissime difficoltà dettate dall’alto numero di persone straniere e altre che potrebbero usufruire delle misure alternative ma che sono in difficoltà perché non hanno riferimento abitativo».

L’auspicio che gli enti locali intervengano per trovare delle strutture che ospitino donne e uomini e ridurre la pressione dovuta all’elevato numero di ospiti all’interno delle case circondariali e rendere la pena rieducativa». Gli Icam in Italia sono solo tre: Torino, Venezia e Milano. «Come Garante avevo già chiesto al Comune di trovare alloggi e che venisse data esecuzione alla previsione normativa della legge 62 del 2011 che prevedeva l’istituzione delle case famiglia protette che sono strutture non detentive dove il reinserimento e la socializzazione sono gli elementi incisivi e dove c’è una tutela maggiore dei minori a seguito dei genitori». Massolino un anno fa aveva chiesto un’audizione in Commissione consiliare sulla situazione delle carceri. Da regolamento, l’audizione si sarebbe dovuta tenere entro dieci giorni. «Nonostante tre solleciti formali, oltre a quelli verbali in sede di Ufficio di presidenza, la Commissione non è mai stata convocata – fa sapere –  e nel frattempo ci sono stati i noti disordini della scorsa estate, e sono morte due persone» dunque «la Regione non può stare a guardare: se è vero che gran parte della competenza è ministeriale, è altrettanto vero che Fedriga ha un canale privilegiato in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni, e che la competenza della salute delle persone detenute, così come il diritto all’abitare, sono responsabilità regionale, e molti altri sono gli interventi che potrebbe portare avanti».

Gli incontri con il personale e con la nuova Direttrice della Casa circondariale di Trieste «hanno confermato le diverse problematiche già denunciate in questi anni».  Sicuramente la principale è il sovraffollamento, che si ripercuote sia sulle condizioni di vita all’interno del carcere che sulle opportunità di formazione. «I 50 nuovi agenti di Polizia penitenziaria annunciati per Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia sono insufficienti a colmare carenze croniche e sottodimensionate rispetto ai reali numeri di ospiti, che sono quasi il doppio rispetto ai posti disponibili – sottolinea Massolino – servono poi percorsi di uscita, a partire dalla disponibilità di domicilio presso alloggi sociali, in quanto numerose persone detenute avrebbero la possibilità di scontare pene alternative». Uno degli emendamenti che la consigliera di opposizione aveva presentato lo scorso dicembre, tutti bocciati dalla Giunta regionale, chiedeva proprio un finanziamento straordinario alle Ater per trovare delle soluzioni abitative.

[e.b.]

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