Il futuro del trasporto marittimo, tra GNL e Biofuel. Il ruolo di Trieste

06.04.2025 – 08.30 – Quali saranno i carburanti del futuro? Se per le auto si scommette sull’elettrico, il discorso non è ancora stato affrontato con serietà dalle flotte commerciali e dalle navi in generale. Eppure proprio il traffico via container costituisce il 3% delle emissioni globali di anidride carbonica, costituendo un pericolo non indifferente specie nelle città portuali. Timidi segnali si avvertono qui e lì: l’utilizzo di imbarcazioni elettriche nel parco di Miramare e il cold ironing sulle banchine del Porto nuovo, ad esempio. La questione è stata affrontata durante l’ultima ricerca dell‘Outlook sul Trasporto Marittimo Sostenibile, presentata lo scorso 2 aprile. Presenti, tra partecipanti e sostenitori, Fincantieri, Eni e RINA con il supporto tecnico di Bain & Company; e per le autorità pubbliche il Ministro Gilberto Pichetto Fratin. In quest’occasione è stato anche ipotizzato un possibile iter: gas naturale liquefatto (GNL) per il breve periodo, biocarburanti e carburanti sintetici nel futuro.

Un possibile approccio, è stato argomentato, potrebbe essere l’utilizzo di GNL e biofuel, in particolare l’Hydrotreated Vegetable Oil (HVO). Il gas naturale certo inquina meno a confronto coi carburanti tradizionali, però richiede strutture apposite e ha costi piuttosto elevati in Europa, specie a seguito della perdita della Russia quale partner commerciale. L’HVO non richiede invece particolari modifiche, ma occorre accertarsi che provenga da una fonte biologica e non sia frutto di agricoltura intensiva. Se queste sembrano essere le opzioni disponibili per le navi merci, non si esclude invece per il settore crocieristico soluzioni a base di carburanti sintetici, ad esempio idrogeno verde o semplice idrogeno. L’evoluzione di GNL e HVO dovrà invece essere il biometanolo e il BioGNL.

Dando parola ai diversi partner del report, tutti a proprio modo operanti a Trieste e Monfalcone, Fincantieri ha annunciato di voler anticipare la decarbonizzazione con il progetto Nave Net Zero al 2035. Eni scommette invece sui biocarburanti, ritenendoli alcuni già pronti per l’uso di massa, ad esempio con l’HVO. Anche RINA ha concordato sull’utilizzo di carburanti misti nella prima fase, aprendo però poi dal 2040 a nuovi biocarburanti. Serviranno entro il 2050, secondo RINA, 24 miliardi di investimento per ‘efficientare’ le strutture portuali al nuovo corso d’azione. Non si tratta di un discorso scollegato alla realtà giuliana, considerando come Trieste sia inclusa nella valle dell’idrogeno transfrontaliera e di come lo stesso porto abbia più volte dichiarato interesse per il rifornimento da GNL e idrogeno green.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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