28.03.25 – 13:00 – Il CEO di Trasna, Stephane Fund ha incontrato la rappresentanza USB di Trieste congiuntamente alle RSU della nostra organizzazione.
Sono state fornite le indicazioni sullo stato del sito triestino con risposte dirette ed esaustive. Molti gli elementi emersi al tavolo ma di particolare rilievo sono stati: la proprietà intellettuale passa integralmente da U-blox a Trasna con relativo mercato, parco clienti, assistenza e sviluppo di nuovi prodotti. Nell’insieme dei lavoratori che transiteranno in Trasna, se ne aggiungono altri 12 che già rivestono ruolo commerciale di vendita del prodotto dislocati nei mercati di riferimento.
Non ci sono attività ridondanti, cioè altri lavoratori che fanno lo stesso lavoro negli altri siti Trasna: queste mette al riparo da eventuali esuberi di personale. Su questo versante è già in atto una verifica delle eventuali figure mancanti che dovranno integrare le maestranze del sito (formazione o nuove assunzioni saranno definite più avanti) perché il sito avrà ampia autonomia gestionale e commerciale. Da una prima analisi economica dello stabilimento triestino, ci sono elementi che indicano la sostenibilità dello stesso, un sito che potrebbe essere in attivo da subito.
Non è previsto periodo di transizione perché, avendo rilevato il pacchetto completo di mercato e clienti, le attività procederanno normalmente.
USB mantiene un cauto ottimismo perché se traspare una chiara volontà di Trasna di proseguire le attività senza soluzione di continuità, l’operazione potrebbe essere complessa, in particolare per il distacco organizzativo da U-blox per entrare nella nuova realtà che conterà a quel punto 580 addetti tra il sito triestino e gli altri già esistenti.
In tal senso, abbiamo chiesto due cose a Stephane Fund: una presentazione formale del progetto sul sito alle istituzioni che hanno seguito da vicino i passaggi della crisi U-blox (MIMIT – Regione FVG) e un coinvolgimento dei nostri rappresentanti sindacali nei passaggi di reindustrializzazione.
Rimane evidente che U-blox, per l’interesse che ha suscitato dal punto di vista mediatico ma soprattutto per gli altissimi contenuti di ricerca e sviluppo nel campo delle telecomunicazioni, sia un modello di sviluppo da prendere ad esempio come linea guida per riportare l’industria italiana a quell’eccellenza che ha rappresentato in passato.
Per USB il ragionamento su U-blox non poteva non collegarsi alla recente crisi che potrebbe avere un tragico epilogo: quella della Flex / FairCap / Adriatronics.
Un fondo di investimento tedesco pronto a smembrare gli attuali spazi dello stabilimento vendendo i capannoni un tanto al chilo, congedare i 350 lavoratori con tanti saluti e cancellare 50 anni di storia delle telecomunicazioni sul nostro territorio.
Al tavolo del prossimo 1° aprile al MIMIT sulla crisi Adriatronics porremo la questione del rilancio industriale del territorio, proprio a partire dal settore strategico delle telecomunicazioni. L’allontanamento di FairCap e la ricerca di un soggetto credibile diventa prioritario per poter collegare due realtà “sorelle” in un progetto che veda le istituzioni protagoniste nella determinazione delle politiche industriali per il territorio e non mere finanziatrici del privato”.
Così in una nota congiunta Sasha Colautti, USB Lavoro Privato Nazionale, e Massimiliano Generutti, USB Lavoro Privato Federazione di Trieste.
[e.e.]


