‘Strani paesi e popoli rendono grande l’arte’ Trieste vista dallo scrittore Stifter

01.03.2025 – 07.01 – Il ruolo di Trieste come porto passeggeri, cioè quale luogo di transito di migliaia di persone dirette verso le opposte sponde del mar Adriatico, è oggigiorno scomparso dalla coscienza collettiva: sono forse le navi bianche a ricordare, con la massa di persone in transito dalla città giuliana verso Venezia, il formicolio umano che un tempo caratterizzava le banchine. Non erano infatti solo le merci a transitare attraverso il porto, quanto masse di emigranti: famiglie dall’entroterra friulano, viaggiatori e lavoratori dai territori più remoti dell’impero austriaco e naturalmente gruppi famigliari dall’Italia (i ‘regnicoli’ e dai Balcani). Questo ruolo era particolarmente evidente prima dell’affermazione delle grandi linee ferroviarie: per molti cittadini dell’impero asburgico Trieste era il primo (e spesso unico) incontro con il mare e con una città portuale. Fu questo il caso dello scrittore Adalbert Stifter (1805-1868) che, a differenza di tanti conterranei di lingua tedesca, non si diresse mai verso Venezia, Firenze e Roma e non si addentrò mai nel Grand Tour dell’epoca. Umili origini, pochi soldi in tasca e ormai anziano per l’epoca (aveva infatti cinquant’anni) giunse a Trieste nel luglio 1857 con la moglie Amalie e la figlia adottiva Juliana.

Come in precedenza con Grillparzer e Von Platen, Stifter fu avvinto dallo spettacolo del mare: “Oh, caro amico, cosa sono le Alpi e tutte quelle altre nostre cose paragonate con la grandezza del mare? – scriveva in una lettera a Johann Ritter von Fritsch – Adesso che l’ho visto sono convinto che non avrei potuto vivere ancora se non l’avessi visto. Il fascino e la grandezza di questo fenomeno mi hanno fatto un’impressione che provoca una svolta nella mia vita spirituale […] Una volta, a Opicina, sono rimasto seduto su una collina per due ore. A Trieste ho guardato il grande mare aperto per molte ore”.

Stifter alloggiò nell’Hotel de La Ville, oggigiorno sede di Fincantieri; le sue lettere descrivono il gran numero di navi, il fermento della vita cittadina, ma ritornano con una certa costanza sempre al fascino del mare. Lo studioso Jan Paul Hinrichs analizzava in particolare la seguente lettera a Gustav Heckenast, del 20 luglio 1857: “Non mi sarei potuto immaginare che il mare potesse essere così dolce. Cambiava ogni giorno, ogni ora, ed era sempre altrettanto bello. Di tanti colori, come uno smeraldo pallido, o di un azzurro risplendente od oltremarino, sì, come una corazza con sole squame d’argento si estendeva davanti a me, a seconda se veniva illuminato da un raggio di sole o se il cielo era coperto di nuvole, intensamente celeste oppure quasi bianco a causa del calore di mezzogiorno”.

Ma Stifter, sebbene fosse un post romantico, era comunque attratto dal mare quando era in tempesta. Un fortunale che, negli stessi giorni della lettera a Heckenast, aveva strappato ai moli tre grandi navi, sospingendole verso il mare aperto, viene descritto dallo scrittore austriaco.
“Verso le otto iniziò a lampeggiare – scrisse Stifter – i fulmini si riflettevano in modo tale che sia il cielo sia il mare sembravano spesso completamente riempiti di fuoco, così che le navi sembravano sospese nel vuoto. Regnava un silenzio profondo. Verso le undici iniziò la tempesta: il temporale era sopra di noi. Purtroppo non potevo vedere il mare spumeggiante, perché faceva troppo buio; potevo solo sentirlo. E così sentirmi anche le grida dei marina, ogni tanto il suono delle campane delle navi, il rumore delle catene delle ancore di emergenza e ogni tanto un colpo di cannone…”

Come Goethe prima di lui, anche Stifter avrebbe voluto esplorare l’Italia; però mancavano le risorse necessarie, il viaggio nella sola Trieste aveva già esaurito le sue magre finanze. Le conclusioni di Stifter, come osserva lo studioso Hinrich, sono in tal senso molto moderne, riecheggiano alcuni luoghi comuni del turismo responsabile: “Grazie al mare e alle impressioni che ho avuto di un popolo sconosciuto la mia ricchezza è raddoppiata. Soprattutto in questo primo periodo mi è diventato chiaro quanto sono ancora povero. Strani paesi e popoli ampliano lo sguardo e rendono più grande e universale l’arte”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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