10.03.2025 – 07.01 – Il rovinoso incendio sviluppatosi sabato 8 marzo nella zona retrostante l’ex Ospedale Militare di Trieste ha evidenziato la difficile planimetria dell’area: una geografia di rovine urbane abbandonate al degrado. Il fuoco ha infatti colpito un palazzo abbandonato dietro l’ex Ospedale Militare e pertanto molti hanno ipotizzato che fosse una parte del vecchio comprensorio ospedaliero. Ora che il fuoco è stato domato e la struttura è stata in larga parte consumata dal fuoco – rimane solo l’ossatura principale – è possibile osservare come si trattasse di uno di due grandi casermoni presenti dietro l’ex Ospedale.
L’odierno campus studentesco universitario si sviluppa infatti con una struttura ad H che ne rappresenta il corpo principale; davanti ad essa è presente un edificio antistante, forse quello maggiormente decorato dall’ing. Luigi Buzzi con lo stile del gotico quadrato. Oggigiorno quest’intero complesso è stato recuperato da diversi anni e viene utilizzato dagli studenti universitari; i due palazzi invece retrostanti nonostante la vicinanza appartengono alla zona della caserma visibile salendo lungo il vicolo dell’ospitale Militare. Giunti infatti al numero 9 sarà possibile vedere con chiarezza due porta lampioni e uno stemma dei Savoia; e al di là del cancello una guardiola abbandonata. I due casermoni erano pertanto non componenti dell’ex ospedale, ma della caserma retrostante: è bruciato quello più distante dalla strada. Si tratta di palazzi solidi, in pietra e muratura, collegati tra di loro; però hanno da tempo perso ogni genere di serramenti, finestre e ornamenti di qualsiasi genere; lo stesso tetto anche prima dell’incendio appariva crollato in più punti, utilizzando alcune vedute aeree. Tuttavia, quasi a contraddire quest’ipotesi, il cancello a fianco del casermone non toccato dal fuoco, a lato della strada, presenta le nervature di ferro secessioniste tipiche di inizio novecento. Sembra però lecito ipotizzare comunque che i due palazzi fossero una parte della caserma nella zona, forse alloggi per gli ufficiali e/o per le alte cariche militari.
Ricordiamo che, sotto il profilo storico, l’ex ospedale militare nacque nel 1862 quando la direzione del Genio austriaco iniziò i primi lavori, a cui seguì la costruzione principale appaltata all’imprenditore Vincenzo Turrini nel 1863. Questi, rivelatosi incompetente, fu poi sostituito con contratti diretti tra il Genio dell’esercito KuK e i capimastri e gli operai.
La parte che si affaccia sulla strada era il Commandantenhaus, mentre la parte centrale del corpo ad H che costituisce il ‘cuore’ del campus era l’Hauptgebaude. Vi erano all’interno le
lavanderie (Waschhaus), le basi per la camera mortuaria (Leichenhaus) e in un’altra sezione del complesso l’area degli ‘infettivi’. I giornali hanno definito il palazzo incendiato quello ‘degli infettivi’, ma sotto il profilo storico-architettonico non sembrano esserci reali collegamenti con l’ex ospedale militare.
Non è invece chiaro se, sotto i due palazzi in rovina, uno dei quali ora incendiato, vi fossero i passaggi sotterranei un tempo collegati con la rete sotterranea nazista di Trieste: il prof. Pierpaolo Ferrante, in una trattazione dell’ex Ospedale a seguito del restauro, scriveva che “dalla zona retrostante l’edificio ad ‘H’ è ancora visibile l’accesso alle gallerie sotterranee antiaeree che si spingono fin sotto l’edificio infettivi, all’esterno del comprensorio dell’ex ospedale militare ristrutturato e che sembra siano collegate con il reticolo sotterraneo chiamato ‘kleine Berlin'”.
[z.s.]


