Fotografia e intelligenza artificiale, il sottile confine tra reale e finzione. Il caso dello Space Zoom di Samsung

05.03.2025 – 07.01 – La fotografia ha costituito, dalla sua nascita, una tecnica con la quale ‘catturare’ la realtà. Lo scatto della fotografia venne, fin dai primi dagherrotipi, considerato non una raffigurazione artistica come la pittura o il disegno, ma un’istantanea di un momento reale. Tutt’oggi la persona comune guarda alle fotografie come fedeli rappresentazioni della realtà, mentre le arti grafiche tradizionali vengono considerate libere re interpretazioni. Eppure guardando alla (giovane) storia della fotografia questa è stata manipolata più e più volte, fin dagli inizi: rozzi fotomontaggi, cancellazioni e modifiche artigianali in età totalitaria (Stalin e Nikolaj Ežov docet), giungendo fino agli ultimi decenni, con l’utilizzo di Photoshop e di programmi di ritocco user friendly. Un giornalista scatta una foto a una conferenza stampa, poi nella post produzione rimuove il vaso dietro il politico, altera il colore troppo scuro dello scatto e ri allinea la composizione complessiva. Eppure senza questa foto ormai ben lontana dall’immagine reale dello scatto iniziale, l’articolo apparirebbe meno ‘vero’, meno ‘autentico’. Il discorso sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alla fotografia andrebbe allora inserito nell’ampio dibattito sull’alterazione della foto. Nonostante la fotografia venga sempre più modificata in fase di post produzione, si continua a considerarla un artefatto della realtà, una sua fedele rappresentazione. L’intelligenza artificiale in quest’ambito supera questo confine, annullando l’investimento di tempo e competenze richiesto dall’utilizzo di Photoshop e consentendo, sebbene ad un livello ancora molto rudimentale, di creare immagini ad hoc sfruttando il database presente su Internet.

Che cosa succede quando le capacità dell’intelligenza artificiale generativa vengono applicate all’arte della fotografia? La foto mantiene nonostante tutto il suo status di privilegiato osservatorio sulla realtà, ma si tratta di un reale alterato, dominato da una post produzione che rimpiazza lo scatto autentico. Colpisce in particolare come l’atto primario, cioè scattare la foto, perda importanza a favore della ri elaborazione successiva. Se in precedenza, compiendo un paragone con l’arte, la foto rappresentava il quadro e la post produzione la cornice, oggigiorno la fotografia scattata è solo una tela di base, sulla quale poi applicare i diversi effetti.
Il caso eclatante rimane lo scandalo connesso agli smartphone della Samsung, tra i primi ad applicare in massa l’IA. In questo contesto lo “Space Zoom” di Samsung vantava di poter scattare fotografie dettagliate della Luna, scendendo nei minimi dettagli. L’utente inquadrava la Luna, scattava la foto e, nonostante la distanza siderale, la foto appariva di elevata qualità, niente affatto sgranata. Una foto in altre parole reale, se non proprio iper-reale. Un’indagine condotta dal popolare social Reddit aveva però analizzato le foto scattate da Samsung, scoprendo come fossero tutte false, rimpiazzi della foto originale.
La parola chiave qui è quel ‘fake’, quel ‘falso’ spesso agitato nella politica e nei media: che cosa connota una foto falsa? Possiamo senza dubbio concordare che la foto, nonostante pesanti alterazioni successive, debba conservare quantomeno una sembianza dello scatto originario. Il caso della Samsung è paradigmatico, a questo proposito.

Reddit, nel caso dello ‘Space Zoom’, aveva rivelato come le foto fossero false posizionando sullo schermo di un computer una foto sfocata della Luna e fotografandola con un Samsung S23 Ultra. Il risultato era stato straniante, perché la foto sfocata era stata digitalmente corretta dal filtro dello smartphone, trasformandola in una foto nitida e chiara della Luna. Lo S23 Ultra non si era limitato a correggere i pixel o a recuperare dati persi, ma aveva aggiunto elementi nuovi: aveva in altre parole creato da zero una nuova Luna. Samsung, in risposta, aveva affermato che il filtro si limitava, utilizzando la IA, a fare l’upscaling dei dettagli sfocati. Tuttavia l’esperimento su Reddit aveva dimostrato come Samsung non si limitasse a migliorare i dettagli esistenti, ma ne creava di nuovi. In altre parole la Luna della foto era diversa dalla Luna effettivamente fotografata, era una creazione da zero della macchina. Non avendo sufficienti informazioni onde avere una foto nitida, la IA ne aveva inventati di nuovi, de facto creando una copia. Eppure ciò non veniva spiegato da Samsung: la maggior parte degli utenti riteneva che quella foto così nitida della Luna fosse la conseguenza dell’hardware dello smartphone, uno sforzo ‘fisico’ di catturare i dettagli dell’astro calante.

Il caso della ‘Samsung Moon’ generò un intenso dibattito, ma risale ormai a due anni fa; nel frattempo l’IA, complici gli investimenti nel campo, è diventata sempre più pervasiva e gli smarpthone stessi sono sempre meno macchine fotografiche e sempre più piccoli processori.
Quale può essere il valore di ‘realtà’ di una foto dove ogni elemento viene raddrizzato, corretto e rielaborato da una rete neurale IA? È il vecchio paradosso, presente nella narrativa di fantascienza cyberpunk, relativo all’automobile. Di solito, col tempo, un’auto viene modificata: si rimpiazzano parti del motore, le ruote, le imbottiture, e così via. Ma cosa succede quando ogni singola parte dell’auto viene rimpiazzata? La forma d’insieme rimane la stessa, è la ‘propria’ auto: eppure le singole componenti sono tutte nuove, tutte diverse. Allo stesso modo, una foto dove ogni elemento è stato modificato dall’intelligenza artificiale, rimpiazzato come nel caso della Luna con elementi nuovi, è ancora la ‘propria’ foto? Si tratta di questioni alle quali servirà, nei prossimi anni, fornire sempre più una risposta chiara ed univoca.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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