19.02.2025 – 12.59 – Aprirà i battenti lunedì 24 febbraio “Spazio 11 – Sala di attesa Solidale” al terzo piano di via Udine 11. Dalle 19 alle 7.30 persone migranti e rifugiate ma anche quelle in stato di povertà potranno usufruire di uno spazio coperto dove sostare piuttosto che stare al freddo in strada. Un posto riscaldato dove troveranno poltrone per riposare, bevande calde, prese per ricaricare il cellulare, assistenza sanitaria con un triage medico-sanitario-infermieristico giornaliero con la presenza di un medico e un infermiere (tutte le sere e sempre reperibili in caso di telefonate di emergenza da parte degli operatori). Presenti saranno volontarie e volontari che aiuteranno le persone ad orientarsi. Il locale è messo a disposizione dalla Caritas diocesana che con l’associazione Donk – Humanitarian Medicine odv e il sostegno di Unhcr-Agenzia Onu per i rifugiati, ha progettato l’iniziativa presentata oggi nella Sala Piccola Fenice alla presenza del vescovo, mons. Enrico Trevisi, del presidente di Donk Stefano Bardari e del rappresentate di Unhcr Matteo Valentinuz. «Il progetto nasce dall’osservazione delle problematiche sulla strada – ha spiegato Bardari – Donk ha effettuato nel solo 2024 ben 4mila visite nei propri ambulatori, noi puntiamo a prevenire le patologie infettive e gli accessi al Pronto soccorso ecco perché il triage giornaliero servirà proprio ad intercettare le fragilità sanitarie e legate alla salute mentale e offrire risposte al bisogno». L’iniziativa, al momento, non gode di sovvenzioni pubbliche né di convenzioni con soggetti pubblici ma è supportata dal contributo della Fondazione CRTrieste.
Il vescovo Trevisi ha posto l’accento sull’importanza del «sorriso dell’accoglienza» parlando (riferendosi all’iniziativa) di un «tassello della grande mappa della solidarietà già presente in città ma che vogliamo incrementare». Dunque l’appello «affinchè tanti uomini e donne di buona volontà aderiscano a questo progetto che vuole essere portato avanti con l’apporto di tutti, di persone, associazioni, volontari, fondazioni che si ritrovano uniti nella necessità di riconoscere dignità a chi è povero e migrante e giunge a Trieste dalla Rotta Balcanica». Dal canto suo, Valentinuz ha sottolineato come «gli arrivi di migranti siano influenzati da molti fattori, il nostro contributo è quello di capire sempre meglio questi fenomeni. Le persone sono in movimento da anni ed esposte a vari rischi». I volontari del progetto verranno sottoposti ad una formazione ad hoc e si punterà molto anche sull’informazione alla cittadinanza. Alta sarà la soglia dell’attenzione nei riguardi di chi dovesse presentarsi alterato (per effetto di alcol o sostanze stupefacenti) presso la struttura. «Occuparsi di chi sta in strada significa tutelare tutta la comunità – ha aggiunto Bardari – c’è tanta necessità anche di assistenza psicologica, alle 4mila visite effettuate si aggiungono le 150 visite dal punto di vista della salute mentale con il nostro team di psichiatri e psicologi».
[e.b.]


