Medici di medicina generale, a Trieste 31 zone carenti. Zalukar “professione poco attrattiva, la Regione intervenga”

01.02.2025 – 08.40 – «I Medici di medicina generale sono sempre di meno e sempre più triestini hanno difficoltà ad avere il proprio medico di famiglia». Ad accendere i riflettori sulla problematica è l’ex primario del Pronto soccorso dell’Ospedale di Cattinara Walter Zalukar. Secondo il sindacato SNAMI a Trieste ci sono 31 zone carenti e sono destinate ad aumentare, visto che i medici prossimi al pensionamento potranno essere sostituiti solo in parte. E c’è il pericolo che altri medici possano lasciare la professione anzitempo poiché il disagio della categoria è in forte crescita.  Secondo il medico triestino «se si vuole evitare la fuga dei camici bianchi la politica dovrebbe agire sui motivi che sono alla base degli abbandoni dalla professione e che rendono questa poco attrattiva. I problemi sono noti da anni, ma si è fatto poco o nulla per risolverli» denuncia senza mezzi termini entrando quindi nel dettaglio. «Il primo problema – osserva Zalukar – è quello più sentito dai medici ovvero l’asfissiante burocrazia che sottrae un’enormità di tempo all’attività clinica. I lacci e lacciuoli burocratici hanno assunto dimensioni insostenibili, che condizionano pesantemente il lavoro del professionista, che impegna un tempo enorme a far carte».

Dunque aggiunge: «Per prescrivere un farmaco deve correre dietro a continui piani terapeutici per lo più inutili, deve rivedere più volte i propri pazienti senza che questi siano riusciti a eseguire gli esami prescritti per l’impossibilità di prenotare o per le lunghe attese, è costretto a perdere tempo a cercare e copiare gli esiti degli esami per inadeguatezza dell’informatizzazione, che non funziona come dovrebbe. Non si può chiedere ad un medico di dimezzare il tempo dedicato alla cura dei propri pazienti per occuparsi di questioni burocratiche, per la maggior parte palesemente inutili».     Secondo Zalukar «serve una bureaucracy review e dovrebbe essere la Regione a porvi mano, visto che da questa dipendono molte incombenze burocratiche.  Altre derivano da Ministero, INPS, INAIL, AIFA, ecc., ma il presidente del Friuli Venezia Giulia Fedriga presiede da anni anche la Conferenza delle Regioni italiane ed è quindi un interlocutore privilegiato per Ministero della Salute, AIFA ed enti vari, e potrebbe quindi darsi da fare in tal senso».

Infine, «la Regione dovrebbe finanziare il potenziamento del personale di segreteria negli studi medici, perché anche questo aiuta, ma non basta. Poco o nulla si sta facendo per attrarre i medici, perché oltre a incentivi economici per le zone carenti non si pensa a predisporre alloggi a uso foresteria e ambulatori per i professionisti provenienti da fuori?». L’ex primario del Pronto soccorso conclude: «Neppure dopo il Covid, nonostante le solenni promesse della politica, si è fatto qualcosa, anzi con il Pnrr è arrivata la grande delusione nel veder utilizzare le risorse non per le risorse umane ma per le strutture. Già, invece di investire nel personale si sono spesi miliardi di euro per moltiplicare le strutture (Case di comunità, COT, Ospedali di Comunità), che sono destinate a rimanere scatole vuote proprio per la mancanza dei professionisti che la politica ha ignorato».

[e.b.]

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