13.02.2025 – 15.00 – «Quello di U-Blox è un taglio legato esclusivamente alle complessità di gestione di un’azienda articolata come la nostra». È il pensiero dei sindacati che questa mattina hanno svolto un presidio all’esterno dell’azienda sita nel Comune di Sgonico. «U-Blox è una realtà che ha sì delle perdite – aggiunge Paolo Giachin della Rsu Usb U-Blox – ma che sono già in corso di compensazione nel 2025 e si completeranno nel 2026». Per le Rsu dei sindacati, numeri non giustificano la decisione di chiudere lo stabilimento di Sgonico, ma la lettera inviata nel frattempo dalla società ha ufficialmente avviato la procedura di licenziamento collettivo per i 190 dipendenti, 140 dei quali verranno coinvolti in una prima fase, da concludersi nel giro di tre mesi. L’assemblea dei lavoratori ha stabilito di respingere il piano presentato dall’azienda.
«Questi lavoratori sono un corpo unico – ha spiegato Massimiliano Generutti di Usb – una sinergia fra loro che romperla significherebbe appunto cancellare questa capacità di ricerca e sviluppo che hanno costruito nel tempo. Noi crediamo che, dal momento che i lavoratori si sono già attivati per trovare interlocutori che possano acquisire il sito, ci possa essere un passaggio completo del blocco dei lavoratori in una nuova azienda. Questo ovviamente lo costruiremo, e cercheremo di costruirlo attraverso le istituzioni».
Giachin ha poi aggiunto che «Questo è un taglio legato, a nostro parere, esclusivamente alla complessità di gestione di un’azienda articolata come la nostra, che ha trovato impreparato il management dell’azienda, che tra l’altro è cambiato negli ultimi due anni.
Da qui l’esigenza, sempre secondo Generutti, di ripensare la strategia politica nazionale sulle telecomunicazioni. «Lo Stato deve mettere il capitale e determinare le scelte delle aziende – ha aggiunto il referente sindacale -. Questo è uno strumento previsto dalla costituzione ed è necessario per difendere i settori strategici del nostro Paese in modo da evitare che questi vengano regalati ai privati stranieri».


