27.01.2025 – 10:49 – Due bandiere palestinesi, agitate con rabbia, come un segnale di minaccia. Un uomo, riconoscibile per la kippah che porta in testa, cammina tranquillo, estraneo alla manifestazione che attraversa la città. Ma la sua identità, diventa il pretesto per un’aggressione verbale. La violenza, avvenuta nel pomeriggio del 25 gennaio, in corso Italia, ha sollevato preoccupazioni per un possibile clima di crescente intolleranza. Come riporta Il Piccolo, erano circa le 16:00 quando il quarantenne, che si trovava in corso Italia, a pochi passi dall’incrocio con via San Lazzaro, è stato fermato da due ragazzi. Sebbene non fossero direttamente coinvolti nel corteo pro-Palestina che era in corso in quel momento, i due manifestanti, hanno iniziato a insultarlo e a minacciarlo. L’uomo ha risposto con un silenzio assordante.
Un passante, accorgendosi della tensione, ha prontamente chiamato il 112, allertando le forze dell’ordine. La presenza del testimone, che ha segnalato l’accaduto alle autorità, ha fatto sì che i due ragazzi si dileguassero prima che la situazione degenerasse ulteriormente.
Il corteo che era in corso, era stato organizzato dai Giovani Palestinesi del Friuli Venezia Giulia e da Salaam Ragazzi dell’Olivo e aveva lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul conflitto israelo-palestinese e sulle condizioni di vita della popolazione palestinese. I promotori della manifestazione hanno immediatamente preso le distanze dall’incidente, precisando che quanto accaduto non aveva nulla a che fare con gli scopi della protesta: “Vogliamo fare chiarezza sulla manifestazione del 25 gennaio a Trieste: è stato un corteo per la Palestina, organizzato e promosso dai Giovani Palestinesi del Friuli Venezia Giulia e Salaam Ragazzi dell’Olivo. Un corteo per denunciare il genocidio in corso e affermare il nostro sostegno alla resistenza palestinese. Rivendichiamo il nostro ruolo centrale nell’organizzazione e respingiamo ogni tentativo di strumentalizzazione. Non ci pieghiamo alle narrazioni di partiti politici alcuni, né accettiamo la superficialità di certi giornalisti, che ignorano chi siamo e cosa rappresentiamo. Abbiamo fornito rivendicazioni chiare, esplicitate anche all’ANSA, ma ancora una volta vediamo come il messaggio venga distorto o oscurato. Ribadiamo: siamo i Giovani Palestinesi del FVG e Salaam ragazzi dell’Olivo, sempre presenti a sostegno del popolo palestinese e della causa di liberazione totale. Non ci fermeremo davanti a nessuna strumentalizzazione.”
La stessa politica locale ha subito reagito a quanto accaduto. Caterina Conti, segretaria regionale del Partito Democratico del Friuli Venezia Giulia, ha espresso il suo disappunto, definendo l’episodio come un segnale preoccupante: “Un’azione sconvolgente che ci fa toccare con mano la presenza esplicita del razzismo antisemita tra di noi. La comunità ebraica è una delle componenti storiche della nostra città da secoli e fa paura quanto avvenuto.”
Conti ha sottolineato anche la specificità del contesto triestino, ricordando la presenza della Risiera di San Sabba, simbolo della Shoah, e come Trieste sia storicamente una città sensibile al tema dell’antisemitismo. “Proprio a Trieste, dove c’è la Risiera, fino a poco tempo fa sarebbe sembrato inconcepibile un attacco diretto a una persona solo perché identificata come ebreo. E proprio alla vigilia della Giornata della Memoria, questo è un segnale che dobbiamo in tutti i modi opporci a intolleranza e violenze,” ha concluso la segretaria regionale del PD, ribadendo la necessità di un impegno concreto contro ogni forma di discriminazione.
[c.v.]


