13.01.2025 – 15.30 – Promuovere la solidarietà, l’inclusione e la giustizia sociale attraverso azioni concrete di sostegno alle persone. È questo l’obiettivo del “patto di rete territoriale per Trieste e il Carso triestino più inclusivi” presentato questa mattina dal presidente delle Acli di Trieste Manuel Zeriul, affiancato da Ilaria Norma Ligas. Gli enti che finora hanno sottoscritto il patto (che resta aperto a tutti i soggetti profit e no profit ad eccezione degli istituti bancari) sono le Acli provinciali, la Camera Confederale del Lavoro Uil di Trieste, la Caritas Diocesana di Trieste, CIOFS FP Friuli Venezia Giulia ETS, Cisl Ast Trieste Gorizia, ICS Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus, Lybra Società Cooperativa Sociale Onlus, Nccdl Cgil Trieste, SN Mutuo Soccorso Cesare Pozzo ETS e l’Unione delle Cooperative e Mutue Friulano, Isontine e Giuliane Confcooperative Alpe Adria. La firma ufficiale risale al 16 ottobre dell’anno scorso e ha sancito, dunque, la nascita di una rete territoriale con particolare attenzione al programma del microcredito sociale e sovraindebitamento, strumento innovativo e gratuito che mira a sostenere le persone economicamente vulnerabili, non bancabili ma finanziabili. Ciò si concretizza in uno sportello che ha sede in via San Francesco 4/1 e che è attivo il martedì dalle 10 alle 12. Aperto a tutti, non serve prendere appuntamento.
Finora sono state accolte 35 domande di microcredito, tre totalmente evase. Si tratta soprattutto di persone che hanno bisogno di effettuare un pagamento (dunque non vengono soddisfatti sfizi personali ma necessità reali) a fronte di documenti e preventivi che ne attestino la necessità. L’importo massimo che si può richiedere ammonta a 10mila euro. Se una persona ha più debiti in piedi è possibile unire il tutto in un unico prestito senza pagare gli interessi. «Si tratta di un’esigenza molto sentita e trasversale – hanno spiegato i responsabili – non si tratta solo di persone indigenti ma riguarda tutte le fasce della popolazione». Le motivazioni più ricorrente riguardano il recupero di oggetti lasciati al banco dei pegni, l’acquisto di auto o il conseguimento della patente di guida, spese mediche e dentistiche e contributi per spese legali. Le persone che ne fanno richiesta sono soprattutto donne tra i 30 e i 50 anni segnalate dai centri anti violenza, le restanti sono persone anziane. L’obiettivo, ora, è che lo sportello (attivo da settembre 2024) «diventi strutturale almeno per un paio di anni» ha sottolineato Zeriul ma «serve anche tanta educazione e formazione – gli ha fatto eco Ligas – sull’uso congruo del denaro, le persone non sanno come si fa a risparmiare o come si gestisce un bilancio famigliare, servirebbero dei corsi ad hoc ma andrebbero sensibilizzati anche gli uffici del personale».
[e.b.]


