Trieste, maxi evasione fiscale sull’import-export. Frode per oltre 1 milione di euro

16.12.2024 – 10:24 – Una trama intricata che unisce società slovene, un commercialista del Centro Italia, e un “faccendiere” pugliese con base a Trieste. È questa la rete smascherata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza triestina, che ha portato alla luce un’evasione IVA da oltre un milione e 300 mila euro legata a operazioni di import-export nel commercio internazionale di tessuti e polimeri provenienti dalla Cina. L’indagine, sviluppata su mandato della Procura della Repubblica di Trieste e durata circa due anni, ha ricostruito come gli indagati abbiano sfruttato in maniera fraudolenta il regime doganale conosciuto come “45”. Questo meccanismo, pensato per agevolare l’introduzione di merci in un deposito fiscale senza pagamento immediato dell’IVA, è stato manipolato per eludere completamente il versamento del tributo dovuto.

In pratica, l’ingresso delle merci nei depositi fiscali – formalmente obbligatorio per la sospensione dell’IVA – veniva solo simulato. Dichiarazioni false, presentate all’insaputa dei gestori dei depositi, facevano credere all’Amministrazione Finanziaria che tutto fosse regolare. Così, milioni di euro di tessuti e polimeri sono stati distribuiti sul territorio italiano senza alcun versamento all’erario, garantendo prezzi competitivi e aggirando la concorrenza leale. Le operazioni di importazione, per un valore complessivo di oltre 6,2 milioni di euro, avvenivano attraverso il Punto Franco Nuovo e l’ufficio Fernetti-Retroporto di Trieste. Al vertice del sistema un commercialista con studio a Trieste e un “faccendiere” residente a Londra ma operante nel capoluogo giuliano, entrambi ora indagati per contrabbando aggravato.

Per agire indisturbati, i due si avvalevano di quattro cittadini sloveniprestanome di tre società con sede a Lubiana e Nova Gorica – che risultavano rappresentanti fiscali in Italia. Grazie a questa rete, i tessuti finivano principalmente nelle mani di imprenditori nella provincia di Prato, mentre i polimeri raggiungevano aziende in Campania. Gli stessi acquirenti sono oggi sotto indagine per ulteriori reati tributari.

Come previsto dalla normativa vigente, si ricorda che tutti i soggetti coinvolti sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva. Tuttavia, l’azione investigativa ha già tracciato un quadro che, una volta confermato, potrebbe portare a un segnale deciso contro l’evasione fiscale internazionale.

[c.v.]

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