11.12.24 – 07:30 – Un fenomeno sempre più invasivo e pervasivo, divenuto cronico e radicato. La povertà cittadina tra gli abitanti di Trieste, locali o immigrati che siano, rappresenta ad oggi una delle maggiori criticità a cui serve porre rimedio.
Stando alla rilevazione effettuata dalla Caritas Diocesana di Trieste (via di Cavana, 16a) che raccoglie i dati dal 1 gennaio al 31 ottobre 2024, sono 7427 le persone che hanno usufruito dei servizi della struttura, attestando un aumento del circa 30% rispetto all’anno scorso.
Cifre, queste, sottostimate in riferimento all’intera città poiché non comprendono i dati provenienti dagli altri servizi di assistenza sparsi sul territorio.
“È da tempo che si verifica questo aumento. La povertà è sempre più presente e radicata, divenuta un fenomeno non più emergenziale bensì cronica ed intermittente da cui è difficile uscire – spiega Vera Pellegrino, Responsabile Area Promozione e Formazione – Da ciò si generano anche altri tipi di povertà, come quella educativa dei minori”.
Un altro campanello d’allarme è infatti quello dell’aumento del numero di minori, stimato a 200 in un anno solo all’interno del dormitorio (su 1500 persone totali).
La condizione di povertà, dunque, non risparmia nessuno, nemmeno chi possiede un lavoro (18% delle persone che si rivolgono al Centro Caritas Diocesano) facendo sì che il lavoro non sia più garanzia di sussistenza.
“Il 35% di chi frequenta il nostro Centro possiede una casa in affitto, e molto spesso non riesce ad affrontare la spesa – aggiunge la Responsabile – Da non sottovalutare, infine, la povertà che intacca gli anziani over 65 quando la pensione non è sufficiente, e che possono risentire anche di una povertà emotiva e di solitudine nel caso in cui la famiglia sia lontana”.
[e.s.]


