17.12.2024 – 10:29 – Non è bastato il fragore dei calcinacci crollati in aula quattro giorni fa a riaccendere l’allarme, è servita la voce dei ragazzi, scesi in piazza questa mattina con tutta la forza del loro malcontento. Largo Sonnino, Trieste, ore 08:30: centinaia gli studenti del Liceo Petrarca che hanno scelto di manifestare, in corteo, per gridare l’urgenza che le loro scuole tornino a essere luoghi sicuri. E l’hanno fatto con striscioni che si alzano come bandiere, magliette con slogan, tutti uniti da quella consapevolezza collettiva che le grandi proteste sanno evocare. “Scuola sicura”, si legge in stampatello sui petti, sotto gli sguardi determinati di chi è stanco di promesse infrante. “Tre anni fa ci avevano promesso soluzioni concrete. Eccoci qui, di nuovo” – il messaggio, rilanciato dai ragazzi sui social, lascia poco spazio a interpretazioni. Si riferiscono alla succursale di Largo Sonnino, già evacuata nel 2021 per un episodio simile, che aveva portato proprio al trasferimento in via Tigor. “Tre anni e zero risultati” denunciano oggi i ragazzi. Questa volta, la protesta non è silenziosa: c’è il ritmo costante dei megafoni, cori scanditi che rimbalzano tra le strade.
Una scena impattante. Alcuni ragazzi stringono fogli arrotolati per le mani, altri sostengono enormi cartelloni con espressioni serie. Il cartello più vistoso cattura gli occhi e lo scorrere dei passanti: “Per l’ovovia 48 milioni e la scuola la abbandonano”. Si alterna a un cartello satirico, tenuto in mano da un giovane ragazzo: “E nell’ora di matura, in succursale cadon le mura”. Un’ironia amara che sa di delusione.
Tra loro, mescolata alla folla, c’è anche un’operatrice scolastica che con tono fiero dichiara ai nostri microfoni: “Sono felice di essere qui con questi ragazzi. Ho preso un giorno di ferie per sostenerli perché le scuole devono essere sicure per tutti”. Due camion della polizia di Stato con lampeggianti accesi, uno dei Carabinieri, auto e moto della locale e agenti in divisa: le forze dell’ordine non mancano, si tengono ai margini della piazza, monitorando il corteo senza intervenire
Il soffitto crollato di via Tigor ha riaperto una ferita che Trieste non può più ignorare. Lo spavento degli studenti coinvolti, il 118 accorso in classe, la giovane ferita per fortuna in modo lieve: immagini che, viste oggi, si sovrappongono al ricordo amaro del 2021. Tre anni fa, si parlò di sicurezza imminente e trasferimenti urgenti, ma la realtà racconta un’altra storia.
La Regione, intanto, ha avviato verifiche e promesso interventi con urgenza. L’Ente di decentramento regionale ha predisposto controlli su soffitti, corridoi e scale. Servirà, però, un cronoprogramma concreto, non l’ennesima toppa.
Mentre le loro voci continuano a riempire la piazza, cresce la consapevolezza che queste generazioni non si accontenteranno di risposte vuote. I muri possono crollare, ma non la volontà di chi li vuole vedere risollevati. “Vogliamo scuole sicure”. E stavolta, sembra che nessuno, nemmeno la politica, possa girare lo sguardo altrove.
[c.v.]


