Usare o no l’intelligenza artificiale nelle imprese? Bortolussi ‘Non un peso, ma una necessità’

29.09.2024 – 08.45 – Se, durante la terza rivoluzione industriale, le potenzialità del computer e dell’informatica apparvero fin dall’inizio evidenti, nel caso dell’Industria 4.0 i benefici connessi alle nuove tecnologie sono apparsi meno ovvi, meno facilmente utilizzabili. In questo contesto l’intelligenza artificiale si è posta con un’immediatezza d’uso che l’ha resa maggiormente interessante per le imprese al di fuori dell’hi-tech; anche se tutt’oggi permangono dubbi su quale sia il corretto modo di applicare l’IA alle aziende.
Se ne è discusso a Trieste Next, con il panel ‘Le potenzialità dell’AI per far crescere le imprese‘, animato dai relatori Luca Bortolussi, docente di Informatica e direttore AI-lab, Franco Francia, vicepresidente Dama Italy, Giorgia Silvi, per la transizione digitale Gruppo Hera e Andrea Zancola, business intelligence e data management AcegasApsAmga.

Ma come poter applicare l’intelligenza artificiale alle PMI italiane, di solito con risorse e tempi limitati? “Esistono una serie di progetti e di attività a livello europeo, italiano e infine regionale che supportano anche le piccole e medio imprese nel percorso di digitalizzazione – spiega a Trieste News il direttore dell’AI-Lab Luca Bortolussi – che può giungere anche a un’adozione di sistemi di intelligenza artificiale. In Italia, ad esempio, abbiamo i Digital Innovation Hub, afferenti nel caso di Trieste ad Area Science Park: di solito, essendo finanziati con appositi fondi, offrono consulenze gratuite alle imprese”.
Occorre inoltre non generalizzare sull’IA, infatti “ricordiamo che non c’è solo ChatGPT o l’intelligenza artificiale generativa; vi sono tante possibilità, tipologie, casi d’uso che erano disponibili da anni. È sicuramente possibile; naturalmente la digitalizzazione rappresenta il primo passo e se un’impresa non va in quella direzione rischia la fine. Non è un ‘peso’, ma una necessità”.

Eppure il passaggio dapprima al computer e ora all’IA non sembra diminuire il carico di lavoro dei dipendenti, ma aumentarlo. Come mai? Bortolussi spiega che in realtà “questo è un meccanismo che non è ascrivibile solo alla tecnologia, ma anche alla società. Il problema dell’aumento del carico di lavoro causato dai computer – ammesso che vi sia, occorrerebbe guardare i dati – è legato ad un uso non corretto dello strumento. Non è necessariamente ascrivibile al dipendente, anzi. La responsabilità è di chi ha pensato determinati sistemi e li ha messi in pratica; o a chi ha pensato alla digitalizzazione di certi processi, ad esempio, e mettendoli in pratica ha preso il sistema manuale e lo ha replicato in digitale. Si giunge così al paradosso di un pdf inviato via mail, stampato, firmato, scansionato e re-inviato via mail…”

La chiave non sembra dunque essere applicare l’IA, ma ‘come’: “La tecnologia digitale consente di avere soluzioni efficienti che consentono di rendere più efficiente il lavoro; occorre però conoscerli e saperli usare correttamente – puntualizza Bortolussi – Il computer consente di automatizzare azioni manuali e ripetitive; alcune sono automatiche dagli anni Ottanta, altre automatizzabili vengono in alcuni casi ancora eseguite col computer manualmente.
L’intelligenza artificiale consente invece di automatizzare operazioni ripetitive, ma di natura cognitiva. Occorre però saper utilizzare lo strumento in modo corretto”.

E sul futuro dell’IA? “Come sempre vi è una fase di assestamento, c’è un raffreddamento degli entusiasmi, ma è solo temporaneo: si stanno consolidando le tecnologie e le applicazioni e ne emergeranno a breve delle altre” conclude Bortolussi.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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