18.09.2024 – 08.20 – A chi non è capitato di passare davanti alla Questura, esattamente sul lato antistante il Teatro romano, e notare una fila chilometrica di persone – per lo più stranieri richiedenti asilo – in attesa di rivolgersi all’ufficio immigrazione? Una scena sostanzialmente quotidiana e poco importa se piove, se ci sono 40 gradi all’ombra o se diluvia con la Bora. Le persone che stazionano sotto il portico possono essere anche 50-60 e non solo richiedenti asilo ma anche persone che hanno bisogno del permesso di soggiorno o del suo rinnovo. A denunciare la situazione è il segretario regionale del sindacato italiano unitario lavoratori polizia Fabrizio Maniago: «File lunghe sotto le intemperie, non è decoroso. Da anni chiediamo di decentralizzare l’ufficio immigrazione, si è parlato di Porto vecchio o di via Cumano negli anni per poi deliberare di collocarlo a San Sabba dove la Polizia di Stato possiede un ex campo di calcio». Maniago fa sapere che «i fondi ci sono, sia della Regione (1,5 milioni di euro) che del Ministero (500mila euro) per la costruzione di moduli predefiniti da installare ma è la politica locale ad alzare gli scudi mentre bisognerebbe cercare di cooperare un po’ tutti».
Se l’ufficio immigrazione venisse spostato in una sede più adeguata, prosegue il segretario regionale «i migranti potrebbero essere gestiti in maniera più veloce e dignitosa. Ora al piano terra della Questura è ogni volta un girone dantesco». Maniago spiega: «Il Prefetto ha avuto ed ha enormi difficoltà di redistribuzione dei “pacchi umani” perché dalle altre Regioni Province e Comuni si alzano le barricate. Cari migranti nessuno vi vuole nel suo giardino questa è la verità. Meno chiaro invece il fatto che la politica locale sia in controtendenza con quella regionale che invece ha già stanziato i fondi». Questo ufficio ha una delle gestazioni più lunghe della storia (dopo il ponte sullo stretto ovviamente ed il tram de Opcina) «posto che se ne parla da almeno una decina d’anni ed ancora non siamo arrivati a quagliare nulla». Il numero uno del Siulp regionale rincara: «Ciò che invece è sotto gli occhi di tutti sono i bivacchi a cielo aperto in piazza Libertà e le file antistanti il Teatro Romano, due luoghi di passaggio e biglietti da visita di una bellissima città che meriterebbe ben altro».
Dunque ribadisce: «La costruzione ed il decentramento dell’ufficio immigrazione sono invece necessari e vitali per superare delle criticità oramai non più gestibili nell’attuale sede, sia in termini di salute che di sicurezza, il nuovo approdo andrebbe a beneficio dei migranti, della cittadinanza e dei colleghi che potrebbero trovare degli uffici degni di tale nome. Sia chiaro – conclude Maniago – che nessuno ha la formula magica in tasca, ma di certo un punto di equilibrio tra le due posizioni antitetiche va perseguito posto che fino ad oggi l’approccio muscolare puro pare non abbia portato i frutti sperati ed è sotto gli occhi di tutti. La storia ci insegna che le migrazioni non si fermano, né con i muri né con le leggi sempre perdenti rispetto alla fame, ma vanno gestite con intelligenza».
[e.b.]


