17.07.2024 – 16.04 – “Chi non vuole una legge o non vuole attuare pienamente la legge che già c’è come la L. 219 del 2017 sulle DAT si assume pesanti responsabilità, deve sapere che il vuoto normativo aumenta lo strazio di persone che chiedono rispetto e dignità. Il ripetersi di situazioni come quella di Martina Oppelli è il segno che siamo di fronte a una vera e propria questione sociale oltre che umana, e a una sordità della politica che non trova scuse. Non si può continuare a ottenere diritti ‘caso per caso’ nei tribunali con lotte di avvocati”. Lo dichiara la deputata del Pd Debora Serracchiani, che lo scorso anno ha depositato una proposta di legge su “Disposizioni in materia di morte volontaria medicalmente assistita”, dopo che il Tribunale di Trieste ha obbligato l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina a una nuova verifica delle condizioni di Martina Oppelli in relazione alla sua richiesta di accedere alla morte assistita.
Per la parlamentare dem “gridano allo scandalo gli appelli caduti sempre nel vuoto dei presidenti della Consulta, che dal 2019 chiedono al Parlamento di colmare un vuoto normativo ormai insopportabile. Lo stesso muro che è stato alzato – aggiunge Serracchiani – anche dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, una regione che pure ha conosciuto stagioni più consapevoli dei diritti civili”.
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