18.07.2024 – 07.01 – Può il cuore rigenerare nuovi tessuti e nuovi vasi sanguigni? È quanto si propone di studiare la ricerca internazionale RESCUE – Bridging the gap between cardiac regeneration and revascularization coordinata dall’Università degli Studi di Trieste. Esperti cardiologi provenienti da un background eterogeneo quale la Spagna, l’Olanda, la Slovacchia e la Turchia ritengono di poter sviluppare una terapia capace di far rigenerare i tessuti del cuore anche dopo l’infarto del miocardio, riportando l’organo alla sua piena funzionalità.
I ricercatori hanno comunicato di aver già individuato alcune molecole candidate, capaci di promuovere la formazione di capillari e arterie, oltre a favorire la proliferazione delle cellule del muscolo cardiaco. Potrebbe essere la prima volta che si utilizza un farmaco nato dall’unione di due molecole biologiche, capaci di stimolare i due processi ‘chiave’ nella rigenerazione del cuore.
Per anni, i progressi nella rigenerazione cardiaca e nell’angiogenesi sono stati separati. Tuttavia, per riparare un cuore infartuato servono sia nuovo muscolo cardiaco che nuovi vasi sanguigni. Il progetto RESCUE mira a colmare questo divario sviluppando un farmaco biologico con due molecole di RNA per rigenerare il cuore e promuovere la vascolarizzazione. Così ha riassunto Serena Zacchigna, professoressa di biologia molecolare all’Università di Trieste e direttrice del laboratorio di biologia cardiovascolare dell’ICGEB.
L’Università di Trieste – l’unico ateneo italiano alla guida di uno dei diciassette progetti selezionati dal bando CARDINNOV – coordinerà lo studio in collaborazione con il Centro Cardiologico Monzino IRCCS, in particolare con il gruppo di ricerca del prof. Giulio Pompilio, direttore scientifico e delegato italiano alternate presso il Comitato per le Terapie Avanzate (CAT) dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA).
L’infarto del miocardio è una delle principali cause di morte, ha osservato il Prof. Giulio Pompilio. La ricerca ha prodotto nuovi farmaci a RNA che agiscono sui fattori di rischio, ma mancano terapie per la riparazione del cuore. Nei prossimi anni, si prevede l’arrivo di più farmaci a RNA per trattare le malattie cardiache, ha concluso il professore.
Al progetto collaborano il Centro Nazionale per la Ricerca Cardiovascolare (CNIC) di Madrid, l’Università di Utrecht, l’Università Lokman Hekim di Ankara, l’Accademia Slovacca delle Scienze e l’associazione di pazienti PLN Foundation, quest’ultima incaricata di educare e sensibilizzare pazienti e caregiver sulle nuove terapie a RNA.
Con un finanziamento di 1,5 milioni di euro – dei quali oltre 600 mila sono destinati all’Italia, attraverso il Ministero dell’Università e della Ricerca e il Ministero della Salute – il progetto è promosso dalla partnership Ue ERA4Health, che sostiene la collaborazione tra diversi enti di ricerca europei e internazionali in aree prioritarie nel settore della salute, favorendo lo sviluppo di innovazioni terapeutiche.
[z.s.]


