di Adna Alic
29.06.2024 – 09:45 – Martina Oppelli, 49enne triestina affetta da tetraplegia e sclerosi multipla, fa un nuovo appello alla regione sul fine vita insieme all’associazione no profit di promozione sociale Luca Coscioni, che vede tra i suoi obbiettivi la legalizzazione dell’eutanasia in Italia. “Questa non è una battaglia di destra o sinistra,” ha dichiarato Martina durante la conferenza stampa ma bvrtedì 25 maggio a Trieste. “La vita e la dignità sono di tutti. Sono stanca. Chiedo solo pietà.” L’appello arriva in risposta al rifiuto da parte di ASUGI (Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina) di concederle l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in quanto a Martina mancherebbe il requisito della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale. Ciò significa che, per ottenere il via libera all’eutanasia, dovrebbe fare affidamento a una serie di cure specifiche e a determinati macchinari restrittivi di supporto per restare in vita. Di fronte alla legge Oppelli non dimostra di avere tali requisiti, nonostante sia affetta da una grave patologia degenerativa e necessiti quotidianamente dell’assistenza di altre persone, vivendo in condizioni di sofferenza insopportabile.
Pochi giorni fa Martina è stata ammessa in giudizio durante l’udienza della Corte costituzionale che è stata chiamata a esprimersi sull’accesso al fine vita e sul caso di Massimiliano, 44enne toscano anche lui affetto da sclerosi multipla. Nel 2022 chiese aiuto a Marco Cappato per recarsi in Svizzera al fine di sottoporsi al suicidio medicalmente assistito, dopo che gli fu negato in Italia dato che non dipendeva ancora da trattamenti di sostegno vitale intesi come previsto dalla sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale.
Secondo quanto riportato dall’Associazione Luca Coscioni, di cui Marco Cappato è tesoriere, insieme a Felicetta Maltese e Chiara Lalli, entrambe membri dell’Associazione Soccorso Civile, i tre si sono autodenunciati dopo aver aiutato Massimiliano a recarsi in Svizzera per svolgere la procedura in un atto di “disobbedienza civile” che ha violato l’articolo 580 del Codice penale.
Durante l’udienza, l’Associazione Luca Coscioni ha fatto una proposta di legge regionale di iniziativa popolare “Liberi Subito” per regolamentare l’aiuto medico alla morte volontaria, proposta che il Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia si è rifiutato di discutere.
“Ho piena fiducia in questa amministrazione, ma devono sapere che è dura, tanto più d’estate, quando i fragili magari non hanno nemmeno l’aria condizionata.” Ha aggiunto Martina. “Personalmente da qualche giorno devo fare i conti anche con nuove allergie verso un farmaco che mi aiutava contro il dolore. Resto con il sorriso, ma non ce la faccio più. Spero solo nel buon senso.”
Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, presente durante la conferenza stampa, ha ricordato che “noi non ci fermiamo. La proposta di legge che era stata presentata qui in Friuli-Venezia Giulia, con le firme dei cittadini, interveniva per stabilire tempi certi nella risposta che un’azienda sanitaria deve dare a un malato. Così invece si espongono i malati a un’attesa senza fine”.
A giorni è attesa la sentenza della Corte costituzionale sui criteri per poter accedere al suicidio medicalmente assistito e sui requisiti di dipendenza da trattamenti di sostegno vitale che, al momento, rappresentano una discriminazione per Martina e per molte altre persone malate, costrette a vivere in condizioni insopportabili senza la possibilità né di trovare cure né di porre fine alla loro sofferenza.
[a.a.]


