11.05.2024 – 10.20 – L’avventura marziale nasce a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Il pugilato permane un classico senza tempo mentre il karate soffre a volte il concetto di “controllo” nei colpi. Negli Stati Uniti sapranno mediare i temi dando vita al Full Contact Karate, una disciplina sportiva codificata dal campione Joe Lewis e ben presto destinata all’approdo in Europa, sia pur svincolata dal termine karate ( magari per non ledere le coscienze dei puristi).
L’idea nella sua semplicità funziona: i pugni della della boxe coniugati ai calci di ogni risma, il tutto a contatto pieno e dalla cintola in su.
Trieste recepisce il messaggio e si anima nella veste pionieristica. Ad entrare in lizza nel pionierismo del Full Contact c’è un giovane atletico classe 1963, si chiama Augusto Sparano, studia per diventare Odontotecnico ma non disdegna lo sport e attività dalle trame spartane, vedi il servizio militare nei Paracadutisti della Folgore.
L’impatto con un ring abitato da pugni e calci seduce Augusto, e subito. I suoi primi insegnanti saranno Mauro Bressan e Sergio Svara, da cui riceverà non solo i rudimenti tecnici ma anche un soprannome che riecheggerà poi a lungo nei salotti sportivi e marziali cittadini: il Giaguaro. Augusto Sparano poi ci mette del suo e prende la cosa sul serio: “Devo dire che la spettacolarità dei calci mi aveva proprio coinvolto – ricorda – e poi c’era il fascino del nuovo, sapere di far parte di un qualcosa di pionieristico”.
I calci del Giaguaro graffiano, è vero, ma forse manca qualcosa per il salto di qualità: “Avevo ben capito, anche dagli incontri sostenuti con la Nazionale – rammenta – che era fondamentale affinare la parte pugilistica”.
Detto e fatto. Sparano entra alla corte di Enzo Battimelli, storico insegnante di boxe, con cui cesellerà non solo il jab e il gancio ma soprattutto il respiro emotivo necessario per abitare il ring da protagonista: “Enzo Battimelli mi fece dominare le ansie – rievoca ancora il Giaguaro – aveva una psicologia spicciola ma efficace. Mi diede un riferimento importante, quello che mi serviva in quel momento”.
L’atletismo non si discute, il coraggio non manca, ora c’è anche una cifre pugilistica più intensa. Per il Giaguaro di Trieste è il momento di vincere e convincere. Arrivano infatti i titoli agonistici nel Full Contact, da quello italiano sino al mondiale, passando per le tappe dell’europeo e della cintura continentale.
Arrivano altri titoli, quelli delle copertine dei media. All’epoca i social sono le chiacchiere nei bar e i cellulari non fanno abbassare lo sguardo davanti al prossimo se non per telefonare.
In questo clima sociale il Giaguaro da atleta diviene anche personaggio, agevolato dal fatto di piacere alle donne e di saper comunicare alle folle. I suoi match sono spesso salotti di colore, con spalti pieni e grondanti anche di vernacolo dialettale, come “Giaguaro, daghe, spacchighe i denti e fagheli ti dopo novi ”, che suona grosso modo in: “Orsù, frantuma i denti all’avversario e proponiti poi in veste di odontotecnico”…..
A incentivare il tasso “glamour” dell’era del Giaguaro, ecco una notizia sparsa nel 2000, l’anno della prima edizione del “Grande Fratello”, reality televisivo caratterizzato da un personaggio come Pietro Taricone, giovane imprenditore destinato ad una veste eccellente di un fenomeno mediatico Taricone era anche egli un marzialista e l’idea è farlo combattere, o meglio dare vita ad una esibizione con il Giaguaro, evento da coniugare ad una raccolta di fondi benefica. Il progetto poi non andrà in porto ma se ne parlerà a lungo e lo stesso Taricone, prima della tragica scomparsa nel 2010 (incidente letale con il paracadute) non avrebbe disdegnato tale vetrina.
“Ero lusingato di essere un personaggio – aggiunge Sparano – ma non badavo più ai titoli, pensavo piuttosto a non deludere il pubblico e soprattutto a mantenere un livello all’altezza, un valore agonistico degno. Il combattimento è una vera arte – afferma il Giaguaro – racchiude diversi elementi e tanti concetti, non solo di tecnica”.
Qualcosa cambia nel tempo. Il ciclo agonistico segna il passo ma ciò che conta è che Augusto Sparano non vuole circhi, pensa ad altri agoni, anzi ad altre forme di arte. Eccolo allora puntare alla recitazione e va detto che all’epoca il ruolo per “Diabolik” lo avrebbe visto tra i candidati più probanti. Il Giaguaro allora depone i guantoni e studia, la dizione intanto, il match più difficile per chi è nato a Trieste, e poi cerca un approccio al piccolo schermo alla corte del regista triestino Gianni Lepre.
Qualche particina e alcune esperienze. Poi l’altra svolta: “Confesso di aver pensato anche al teatro in qualche modo – rivela – ma era più importante pensare a fare il padre, a stare accanto a mia figlia che chiedeva la mia presenza”.
Sarà così. Nel frattempo il Giaguaro non si nutre solo di sport ma abbraccia maggiormente la lettura divorando testi di psicologia. Fondamentale qui l’amicizia sorta con Luca Giustolisi, psicologo e campione olimpico di pallanuoto, con cui il Giaguaro intreccerà un rapporto speciale disegnato da confronto, analisi e dialogo interiore. Giustolisi muore a 53 anni nel settembre del 2023 e per Sparano il lutto segnerà la perdita di un fratello, di un riferimento assoluto: “Sono onorato di aver condiviso l’amicizia con Luca – ricorda commosso – grazie a quel percorso di amicizia ora sono più legato a concetti di vita, alla strada che voglio seguire giorno dopo giorno”.
Quella strada non invoca pugni, non annovera calci. Se è per questo guantoni e sacco esistono ancora, Augusto Sparano infatti si allena ed allena i giovani ma le mire sono altre. Il ring può attendere, il titolo agonistico non deve rappresentare il verdetto della vita. E’ questa la sfida attuale di quel combattente che riempiva il palasport a Trieste. Prima l’uomo, poi il campione. Il Giaguaro crede solo in questo.
[f.c]


