19.04.2024 – 07.01 – Il buco nero più grande mai scoperto nella Via Lattea, 33 volte più grande del Sole, distante ‘solo’ duemila anni luce dalla Terra, nella Costellazione dell’Aquila. Si tratta della scoperta effettuata da un gruppo di ricercatori europeo, caratterizzato però da una presenza triestina e slovena di spicco. Erano infatti presenti ricercatori della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste (SISSA) e gli astrofisici sloveni Tomaž Zwitter e Andreja Gomboc, membri dell’Agenzia spaziale europea (ESA). Nell’ambito della presenza invece italiana l’autore principale del paper scientifico , pubblicato dal giornale Astronomy and Astrophysics lo scorso 16 aprile era Pasquale Panuzzo (Osservatorio di Parigi). I due autori sloveni erano invece i co-autori; e non sorprende che la notizia, diramata dall’ESO, sia stata poi rilanciata dai media sloveni. La ricerca ha avuto quale guida principale il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (Cnrs) e – di nuovo in ambito italiano – le Università di Catania, Torino e Padova; oltre all’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’Agenzia Spaziale Italiana.
La scoperta è avvenuta a seguito dell’analisi dei dati della Missione Gaia dell’ESA. Si tratta di una missione europea volta ad avere una mappa tridimensionale della galassia, completa di dati sui suoi componenti, sulla sua formazione ed evoluzione. Gaia utilizza primariamente un satellite lanciato nel 2013 e dotato di due telescopi, un sistema di specchi e oltre cento telecamere per un miliardo complessivo di pixel. Il satellite scansiona continuamente il cielo e proprio a seguito di questo flusso di dati l’insolito buco nero è stato avvistato. La scoperta è stata poi verificata grazie allo spettroscopio su VLT dell’Osservatorio nel deserto di Atacama in Cile.
Buchi neri egualmente grandi erano stati ritrovati al di fuori della galassia della Terra, ma mai al suo interno e mai così vicini. Il buco nero in questione si è formato a seguito del collasso di più stelle povere di metalli e come tali che avevano ancora al proprio interno larghe quantità di materiale che non si era in precedenza ‘staccato’. Non avendo perso massa, le stelle in questione formano buchi neri di maggiore dimensione.
Mentre i dati sul nuovo buco nero verranno comunicati a breve per approfondite analisi da parte egli astronomi, la grande messe di dati raccolta dalla Missione Gaia sarà invece disponibile nel 2025.
[z.s.]


