Professione Direttore d’Orchestra. Comunicatore, studioso e ispiratore di emozioni, il direttore d’orchestra secondo Romolo Gessi

16.04.2024 – 10.22 – I gesti del cuore sugli impulsi dell’anima. Se nel mondo reale esiste veramente una bacchetta magica, non può essere che quella del Direttore d’orchestra, figura sospesa tra l’artista ed una sorta di comandante, colui che determina, anzi concerta parte del suono collettivo, pur senza spesso toccare uno strumento. Gestualità spesso enigmatica la sua, codificata solo dagli addetti ai lavori e sovente “scimmiottata” anche da chi non conosce note o spartiti.
Eppure, dietro a quei gesti si celano studi particolarmente intensi e percorsi spesso elitari. Chiedere a Romolo Gessi, docente al Conservatorio “Tartini” di Trieste e titolare del corso in Direzione d’Orchestra all’Accademia Europea ScS di Vicenza, uno dei massimi riferimenti del ramo della direzione non solo in campo nazionale, la cui vocazione è apparsa chiara sin da piccolo grazie anche ai dettami impartiti dalla nonna, mentore e guida a suon di Strauss e Beethoven: “Sin da piccolo avevo infatti deciso se dirigere o suonare – ricorda Romolo Gessi – e sono poi entrato in contatto con il mondo della direzione d’orchestra dai tempi del Liceo. Ricordiamoci intanto che un direttore d’orchestra rappresenta un Maestro e come tale dovrebbe intanto alla base fregiarsi di un diploma in uno strumento. Le nuove generazioni spesso invece accelerano il processo di formazione”.

La strada di Romolo Gessi è stata invece lastricata dalla fatidica gavetta, quella di altri tempi si direbbe. Diploma in violino, studi all’estero, bandi e concorsi colorati da una sequela di premi, tra cui il primo posto al Concorso Internazionale Direzione d’Orchestra Austro – Ungarico di Vienna e Pècs e miglior classificato al Concorso Nazionale di Direzione d’Opera alla Reggia di Caserta, solo per citarne alcuni.
Opere liriche, Operette e concerti sinfonici. In Italia, nel mondo, nei teatri, negli studi e in televisione. Tante esperienze ed un insegnamento basico rimastogli impresso e trasmesso da un nome come Othmar Maga, il celebre direttore d’orchestra tedesco, scomparso nel 2020, già direttore stabile a Norimberga, Odense e dell’Orchestra Pomeriggi Musicali di Milano: “Othmar Maga mi esortò a vivere almeno una decina di anni da primo violino per coadiuvare la strada da direttore d’orchestra – racconta Romolo Gessi – Intrapresi tale percorso e non me non sono mai pentito. Attraverso quella intensa formazione ho appreso maggiormente il ruolo e le doti necessarie per dirigere una orchestra”.

Si, perché la veste da direttore d’orchestra è storicamente una sorta di emanazione, di evoluzione tecnica e figurativa del primo violino, un musicista che da seduto si rivolge qui invece eretto alla platea dei suoi orchestrali.
Le doti dicevamo, già quali? “Saper organizzare una specie di gioco di squadra, esser un capo e un traino, essere umile ma anche far sì che gli orchestrali si fidino di lui – afferma Gessi – e poi deve saper comunicare e in modo rapido ed efficace. Il direttore d’orchestra deve poi sapersi calare nei temi e nei problemi di ogni singolo strumento – aggiunge il docente triestino – capire le sfumature, farle sue, sviscerare ogni partitura e saper trasmettere emozioni e dettami voluti dall’autore”.
Insomma, il lavoro del direttore d’orchestra non si condensa con gesti e fraseggi della bacchetta, si veste di sensazioni e ricerca. Fasi che a Trieste si provano intanto a trasmettere all’interno del percorso di studi del Conservatorio “Tartini”, dove si lavora per 3 anni più altri 2 specialistici.

Il resto si vive sul campo. I guadagni mediamente poi non sono male ma la strada necessita di altre componenti. Romolo Gessi ha la sua ricetta: “Serve fame di cultura, esser curiosi – sottolinea con enfasi – il direttore d’orchestra deve studiare diversi riflessi dell’autore da interpretare, saperne le influenze e il contesto storico dell’opera in questione”.
Anche in questo scrigno di trame e pensieri, non poteva mancare un respiro che spazia tra l’arcano e il sensoriale. Dicono che al primo impatto una orchestra ci metta 2 minuti e 30 secondi esatti per comprendere il grado di affidabilità di un direttore. Poco meno della durata di una canzone degli anni ’60. Chissà se i tempi sono cambiati. Una cosa, tuttavia, viene ancora trasmessa nella tradizione, qui ribadita dalla chiosa di Romolo Gessi “Nel peso del braccio di un direttore vivono tutte le orchestre che ha diretto”.

[Romolo Gessi, classe 1960, è nato a Trieste, diplomato in violino al Conservatorio “Tartini” della sua città. I suoi studi in Direzione d’Orchestra sono stati perfezionati con esperienze anche all’estero, nello specifico a Vienna e a San Pietroburgo. Più volte premiato a concorsi nazionali e internazionali, è docente, direttore stabile dell’Orchestra da Camera del Friuli Venezia Giulia e Direttore Artistico dell’Associazione Internazionale dell’Operetta. Una curiosità. Romolo Gessi ha praticato a lungo la vela, vincendo due titoli italiani nella Classe FJ nei primi anni Ottanta.]

[f.c]

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