20.03.2024 – 10.00 – Diminuisce di intensità, ma non si arresta il calo di TeU del porto di Trieste. Per quanto concerne infatti il capoluogo, con specifico riferimento al molo VII, si registra a febbraio un -11,2 per cento, confrontato col -26 per cento di gennaio. Si tratta, va da sé, di un calo ascrivibile alla crisi del mar Rosso e agli attacchi Houthi; la crisi è infatti ascrivibile al transhipment, al trasbordo da/per il porto di Trieste verso altri scali. Non ha più alcuna utilità continuare a usare il porto giuliano a questo scopo, considerando come siano adesso i porti occidentali, Spagna e Francia in testa, i primi scali incontrati dai bastimenti responsabili del tragitto attraverso il Capo di Buona Speranza. È anche vero, come osservava Adriaports, che simili dati acquistano reale valore quando comparati sul lungo periodo; i dati trimestrali sono ancora insufficienti, di solito li si valuta sull’arco dei sei mesi. In questo caso le reali ripercussioni per lo scalo giuliano dalla crisi del mar Rosso saranno calcolabili ad aprile, fermo restando l’intrinseca fragilità del clima geopolitico odierno. Tuttavia, essendo l’azione degli Houthi selettiva (il pensiero corre in particolare alle compagnie cinesi, in larga parte non toccate) non è nemmeno così certo che l’impatto risulterà alto; predomina, come osservava il presidente degli spedizionieri Stefano Visintin due settimane addietro, una confusione di fondo su dove siano e come si comportino le diverse navi.
[z.s.]


