24.02.2024 – 09:00 – Qual è la situazione dell’inquinamento a Trieste e cosa dicono i dati sulla qualità dell’aria che si respira? Trieste2030 è una delle tante diramazioni della campagna itinerante “Città2030: le città e la sfida del cambiamento”, un’iniziativa di Legambiente che intende promuovere la mobilità sostenibile e l’azzeramento delle emissioni entro i prossimi sei anni. Lo scorso 20 febbraio Legambiente ha presentato i dati sull’inquinamento atmosferico e le performance locali sui principali indicatori di mobilità urbana per quanto riguarda la città di Trieste che, secondo l’associazione ambientalista, è ancora distante dagli standard previsti dalla nuova direttiva sulla qualità dell’aria del 2030, benché non siano stati rilevati superamenti degli attuali valori medi annui dei principali inquinanti dell’aria. Tuttavia a impattare sulla qualità dell’aria e sull’inquinamento a Trieste non c’è solo il traffico stradale, ma anche altri fattori come il riscaldamento domestico nella stagione invernale e, sorprendentemente, le navi che arrivano in città.
Secondo Legambiente, la città deve ridurre entro sei anni del 10% la concentrazione di NO2 (biossido di azoto) e del 14% quella del PM2.5, il particolato di diametro inferiore o uguale ai 2,5 µm. Tali conclusioni arrivano dal report Mal’Aria, elaborato su dati Arpa relativi al 2023, in cui si analizzano le concentrazioni dei principali inquinanti nei capoluoghi di provincia italiani. I parametri presi in considerazione sono PM10, ossia le particelle di diametro inferiore a 10 micrometri in grado di penetrare nell’apparato respiratorio umano, il particolato PM2.5 e infine appunto il biossido di azoto (NO2). Lo stesso rapporto tende a individuare una maggior concentrazione delle sostanze inquinanti a livello della pianura padana, soprattutto tra Lombardia e Veneto.
Le rilevazioni nella città di Trieste nel 2023 attestano i valori medi di PM10 pari a 19 µg/mc (microgrammi per metro cubo), di PM2.5 pari a 12 µg/mc e infine, per quanto riguarda il biossido di azoto, il dato medio registrato in città è di 22 µg/mc di. Tali valori sono al di sotto delle soglie imposte dalla legislazione attuale ma superiori agli standard consigliati dall’OMS per tutelare la salute dei cittadini. Chi volesse monitorare in tempo reale l’andamento degli inquinanti in una determinata area può servirsi del sito IQAir.
Secondo Legambiente, benché il numero di auto circolanti a Trieste sia inferiore rispetto alle città di dimensioni analoghe, al fine di raggiungere i nuovi standard al 2030 è necessario dimezzare il tasso di motorizzazione nei prossimi anni e, al tempo stesso, incrementare il trasporto pubblico locale e gli interventi sulla mobilità pedonale e ciclabile, come ad esempio realizzando le piste ciclabili previste nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) approvato a luglio 2021.
Affrontando il tema dell’inquinamento a Trieste, ci sono due ulteriori questioni che fa notare Andrea Wehrenfennig, presidente di Legambiente Trieste. La prima è il contributo alle emissioni di inquinanti apportato dalle grandi navi che approdano nel porto, che partecipano per circa un terzo del totale e su cui è molto difficile intervenire, poiché si tratterebbe di rinnovare tecnologie obsolete e di scontrarsi con interessi economici molto forti. La stessa sostituzione dell’alimentazione a idrocarburi con energia elettrica, anche soltanto nei periodi in cui le navi sono ormeggiate, richiederebbe un investimento sull’infrastruttura globale al momento difficilmente immaginabile. Il secondo, più difficilmente quantificabile, è il contributo positivo della dismissione della Ferriera di Servola alla qualità dell’aria. In questo caso gli ostacoli derivano dal fatto che, una volta chiuso l’impianto, alcune delle centraline di monitoraggio sono state soppresse. È tuttavia possibile confrontare i rilevamenti effettuati ad esempio dalla centralina di via Carpineto negli anni di attività della Ferriera con l’andamento attuale (i dati sono scaricabili dal sito Arpa FVG) per notare un tendenziale miglioramento, anche se probabilmente non così sostanziale come ci si aspetterebbe. Certo, per inquadrare il reale beneficio bisognerebbe confrontare le concentrazioni di un maggior numero di sostanzre inquinanti, nonché l’eliminazione dell’inquinamento acustico prodotto dalla Ferriera.
(p.l.)


