Comunicare le comunità. La Comunità greco – ortodossa. Il potere dell’inclusione e la forza della cultura

29.02.2024 – 08.03 – Tra i tanti cuori di Trieste vi è un tesoro prezioso e millenario, la Comunità greco – ortodossa. Una comunità storica, che iniziò a formarsi durante il primo decennio del 1700 quando mercanti provenienti da una Grecia ancora sotto l’Impero Ottomano varcarono i confini della città portuale, intessendo una trama di storia e tradizione. Nel 1782 la comunità si unì sotto il primo statuto, ricevendo la concessione della libertà di culto da parte dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria. Così, l’allora archimandrita, fece erigere nel Borgo Teresiano la chiesa di san Spiridione. Uno spazio di preghiera che i greci condividevano con la comunità dei serbi, già radicata e più numerosa. La messa, per questo, veniva detta in serbo: da qui, la volontà dei greci di possedere una chiesa propria e, dopo vent’anni di condivisione, la comunità greca chiese al Governo di potersi separare dagli illiri. Così nacque la chiesa di San Nicolò dei Greci.

Maria Kassotaki, che è stata l’unica presidente donna della Comunità nel 2018 e 2019, attualmente è membro del direttivo della Comunità greco orientale, custode della cultura e delle tradizioni della comunità storica a Trieste.

Maria, come nasce il suo legame con Trieste?

Ero molto giovane quando sono arrivata a Trieste. Conclusi gli studi universitari ho iniziato a lavorare come lettrice di lingua greca alla facoltà di lettere moderne dell’Università. Era il 1982. Dopo sono approdata alla scuola interpreti: un’esperienza entusiasmante, che mi è piaciuta molto. Tutt’ora mi occupo del corso di greco alla SSLMIT che, per una parte, è finanziato dalla nostra comunità.

Lei che ruolo ricopre all’interno della comunità?

Io sono responsabile delle attività culturali legate alla storia e alle tradizioni della comunità. Mi occupo dei laboratori, che sono tanti e che registrano una grande partecipazione, soprattutto da parte degli italiani.

Come sono composte le famiglie greche a Trieste?

Sono per la maggior parte famiglie miste e con una lunga storia. Nelle altre città esistono delle realtà associative nate da studenti greci arrivati in Italia dopo gli anni ’70, ma non comunità storiche come quella di Trieste o di Venezia o, ancora, di Napoli. A Milano, ad esempio, so che c’è un’associazione, ma non si tratta di una comunità nutrita. A tutti gli effetti non sono tanti i greci in Italia. A Trieste i figli e le figlie nati in Italia da famiglie composte da due greci, solitamente, parlano greco fluentemente però non lo sanno scrivere: è per questo che ci teniamo molto alla nostra scuola di lingua greca.

Ci parli della scuola.

Quella di Trieste è stata una delle prime scuole di greco in Europa, fondata nel 1802 proprio per i figli delle famiglie greche; ai tempi era divisa in due sezioni, quella maschile e quella femminile. È stata chiusa durante il fascismo e quando ha riaperto, nel 1990, io sono stata la prima maestra. Essendo insegnante universitaria, però, mi sono limitata a insegnare ai bambini delle canzoncine, delle parole, l’alfabeto; a scrivere qualcosa, insomma. Abbiamo presto capito che avevamo bisogno di un maestro vero e proprio: abbiamo fatto richiesta direttamente alla Grecia, che per qualche anno ci ha mandato dei maestri, più o meno fino al 2010. Poi non hanno più mandato nessuno e ha iniziato a occuparsene direttamente la comunità. Rimane comunque una scuola riconosciuta dallo Stato per le certificazioni di lingua.

C’è anche una scuola per adulti?

Certo. Come dicevo, la nostra è una scuola riconosciuta e permette di fare le certificazioni di lingua per ogni livello, dall’A1 fino al C2. La nostra scuola per italiani conta più o meno 120 iscritti, che imparano la lingua anche solamente per diletto. In realtà, imparare una lingua come il greco dà una marcia in più anche nel mondo del lavoro, soprattutto per i giovani. Le lezioni si tengono alla Scuola Ellenica di Cultura.

Ci racconti del senso di comunità.

Vogliamo mantenere, continuare e trasmettere la cultura greca. Il laboratorio che abbiamo istituito nel 2014 ha proprio questo senso. Invitiamo tutta la città a partecipare alle nostre attività, è questo che ci interessa: trasmettere la nostra cultura, farla conoscere e far partecipare la gente. Non siamo mai stati chiusi, però prima eravamo un ambiente molto più “greco”. Adesso siamo molto più proiettati verso l’esterno, c’è apertura verso la città. Nel senso di comunità trova spazio anche la beneficenza, aiutiamo i greci e chi ha bisogno in generale.

Quali sono le attività del laboratorio di cultura?

Beh, tantissime! Prime fra tutte le danze greche: c’è una sezione per i principianti e una per avanzati, ci incontriamo da ottobre fino a maggio, una volta alla settimana. Ne andiamo molto fieri perché abbiamo, da qualche edizione, la possibilità di esibirci alla Bracolana e, alcuni anni fa, ci siamo esibiti anche a Bioest. Poi, c’è il nostro coro ecclesiastico che canta la domenica alla messa, e un coro laico, Messoghios, composto da una ventina di persone, di cui solo 4 o 5 sono greche, tutti gli altri membri sono italiani. Così ci troviamo a trascrivere i testi delle canzoni in lettere latine, perché alcuni non sanno la lingua. Dunque, cantano semplicemente per il piacere di farlo.

La Grecia ha un importante legame con l’arte teatrale.

Assolutamente. Per noi il nostro gruppo di teatro è importantissimo: mio marito, che è toscano, addirittura recita in greco. Dal 2018 abbiamo presentato diversi spettacoli, l’ultimo si è tenuto all’Istituto Stellini di Udine: abbiamo portato “Pluto”, recitato in greco e sottotitolato in italiano. Nel gruppo di teatro invece non c’è nessun greco, tutti sono italiani.

Ma c’è dell’altro…

Proprio così. Nella nostra sede proiettiamo anche film in lingua originale sottotitolati in italiano e, un tempo, avevamo anche un laboratorio di cucina: il nostro prete è un cuoco davvero abilissimo. Partecipiamo anche all’iniziativa “Aperti per voi” del Touring Club, che ci sostiene tenendo aperto il nostro museo con i loro volontari. Di recente abbiamo iniziato una collaborazione con la libreria Ubik, che ci ha invitati a portare avanti delle iniziative per parlare della storia e della cultura della comunità nell’ambito dei nostri Lunedi di Cultura. Tutte le nostre attività sono sempre in italiano.

Ci parli di un momento che coinvolge l’intera comunità.

La Pasqua è una festa grandissima per i greci. La chiesa si riempie e direi che partecipano tra le 500 e le 700 persone. Il mio è un calcolo approssimativo, ma durante il Venerdì Santo e il Sabato Santo la chiesa è completamente piena. Il venerdì, in particolare, dalla chiesa parte la processione durante la quale quattro uomini, a spalla, portano l’icona dell’epitaffio che ormai ha più di 200 anni. Recentemente l’abbiamo messo “a riposo” nel nostro museo: da allora decoriamo una tavola di legno con due archi, che riempiamo di tantissimi fiori. Pasqua, per i greci, che siano credenti o non credenti, è Pasqua. Non esiste un greco che durante il Venerdì Santo non sia in chiesa.

Come risponde la città a tutte queste attività e che messaggio volete dare?

Benissimo! Trieste è molto positiva e nei confronti dei greci è apertissima. Non ci siamo mai sentiti esclusi, io stessa non mi sono mai sentita straniera a Trieste e i triestini hanno un amore sfegatato per la Grecia. Non ci sentiamo lontani dalla nostra Patria in questo senso. Noi vogliamo essere inclusivi, far conoscere tutto quello che riguarda la Grecia, questo è il nostro mestiere.

Com’è il rapporto con le altre comunità di Trieste?

Soprattutto con i serbi è buonissimo. Abbiamo condiviso tanto e continuiamo a condividere l’amore le danze. Poi ci sono gli armeni, gli ebrei… con le comunità storiche abbiamo un rapporto davvero ottimo e organizziamo diverse attività di intercultura. Al di fuori di queste i rapporti sono un po’ meno stretti, ma non perché non ci sia la voglia di incontrarsi, semplicemente non li conosciamo. Devo dire però che c’è sempre più apertura da parte della comunità musulmana negli ultimi anni.

Il rapporto con la Patria, invece?

Non riceviamo aiuti economici, la comunità greca di Trieste è indipendente dalla Grecia. Si tratta dei classici rapporti tra comunità estere e Patria: riceviamo sempre gli auguri del presidente, alcune attività le facciamo assieme; qualche mostra, non di più. Abbiamo collaborato a dei francobolli greci portati da Creta, ma non ci sono rapporti particolari.

[La sede della comunità greco-ortodossa si trova in riva III Novembre, al civico 7 (040 635614, [email protected]). Il Presidente è l’Ammiraglio Stelios Ritsos. Poco distante vi è la sala Xenia: uno spazio che la comunità mette a disposizione su prenotazione per mostre ed eventi in via Mazzini, angolo riva III Novembre. Oltre ai Lunedì di Cultura, appuntamenti incentrati sulle arti e l’architettura greca, la comunità apre gratuitamente le porte del proprio museo il venerdì e il sabato. I Laboratori trattano di lingua, letteratura, cucina, danza e canto. Oltre alle attività culturali, la comunità greca pratica opere di beneficenza e offre un servizio di supporto psicologico].

mb.r

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