Molluschi succulenti e divieto di raccolta. Il diritto 4.0

29.01.2024 – 09.22 – Oggi parliamo di molluschi succulenti, la cui raccolta è vietata, anzi, vietatissima. Oramai è pressoché impossibile gustare i “datteri di mare”, un frutto marino il cui sapore è leggendario. Se ne possono solo decantare le lodi perché è giustamente scomparso dalle pescherie e dai menu di trattorie e ristoranti. La ragione è semplice: il dattero di mare cresce all’interno della roccia e, per raccoglierlo, non basta un retino, bensì ci vuole martello e scalpello per demolire la parete rocciosa in cui è cresciuto. Con la conseguenza che, per fare un bel piatto di datteri, è necessario devastare un buon tratto di fondale marino. E se moltiplichi le porzioni per il numero di ghiottoni che frequentano i ristoranti, ti rendi facilmente conto del danno enorme che verrebbe perpetrato alle coste marine.

Accade che il Tribunale di Napoli dispone la custodia in carcere di un imputato accusato di “aver fatto parte di una associazione finalizzata alla commissione di una pluralità di delitti di devastazione dei fondali marini attraverso la pesca vietata dei molluschi gasteropodi della specie protetta Lithophaga Iithophaga, cd. datteri di mare”.
L’accusato si oppone al provvedimento che lo vuole incarcerato e chiede la revoca della misura cautelare. La risposta è la seguente: “il dattero di mare è considerato una specie di primaria importanza per la conservazione degli equilibri naturali degli ecosistemi costieri: si specifica che il mollusco in oggetto vivendo all’interno di alcune specifiche tipologie di rocce, nelle quali crea il suo ambiente vitale scavando cunicoli e gallerie con le secrezioni acide prodotte dalle sue ghiandole, con la sua attività favorisce la proliferazione e la protezione di centinaia di altre specie che vivono sia nei cunicoli scavati dal bivalve sia sulle rocce che ospitano il bivalve al loro interno.

Si chiarisce, dunque, che stante tale condizione, la pesca del dattero è particolarmente devastante per l’intera comunità biologica e per l’intero ecosistema di cui è parte fondamentale posto che per prelevarlo dai suoi cunicoli bisogna frantumare la roccia in cui vivono, distruggendo con essa tutta la comunità biologica che la ricopre o che vive al suo interno, con gravissime conseguenze non solo immediate ma anche future atteso che i tempi di recupero per l’intera comunità biologica di detta ‘attività di strappo’ possono arrivare anche oltre il secolo, con un risultato finale difficilmente identico a quello precedente l’attività distruttiva.”

Chiarita così la misura del danno, a fronte del secolo necessario per reintegrare la biodiversità, qualche mese di carcere viene ritenuto congruo.
Non ho mai mangiato i datteri in Italia ma, quando ero bambino, ricordo che si potevano trovare nei ristoranti sulla costa est del mare Adriatico. Ne ricordo il sapore straordinario. Altri tempi. Certo, da adulto, mi viene qualche rimorso di coscienza. Ma mi torna anche l’acquolina in bocca. (Cass. pen. n. 37319/2023)

[a cura dell’avv. Guendal Cecovini Amigoni]

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