La Befana di Trieste, ‘benefica fata’. L’Epifania del 1924 vista dagli occhi dei bambini

06.01.2024 – 07.01 – Una città di frontiera, quale Trieste, caratterizzata nelle sue fasi di maggiore crescita dalla coesistenza di molteplici etnie, religioni e lingue difficilmente può ‘vantare’ una tradizione unitaria. Ogni minoranza nazionale, ogni etnia porta con sé le sue tradizioni; e solo col tempo i rituali, i dolci, le preghiere si fondono tra loro, tendono a mescolarsi nel melting pot delle successive generazioni. Ciò è tanto più vero nel caso dell’Epifania, contesa tra chi aspetta i Re Magi (I Tre Re) e l’italiana Befana. Senza dubbio, nel corso dell’ottocento, i Re Magi erano molto più conosciuti della Befana; però canzoni dialettali, musichette e modi di dire connessi alla Befana già abbondavano, erano frequenti. Non è dunque corretto definire la Befana una creazione fascista, anche se vi fu un’appropriazione della ‘vecia‘ dal 1927 in poi. La Befana del Duce però non attecchì mai nel capoluogo giuliano, rimase sempre un fenomeno isolato.

Cent’anni fa, nel 1924, ritroviamo scorrendo le cronache del tempo proprio questa mescolanza tra Re Magi e Befana, tra tradizioni nordiche e meridionali.
Il Piccolo: edizione del mattino del martedì 8 gennaio 1924 elencava tutti i festeggiamenti avvenuti durante l’Epifania nelle diverse scuole e ricreatori della città. L’enfasi era allora sulle azioni di beneficenza a favore dei più piccoli; sebbene con un pesante paternalismo proprio del periodo, di un ‘dono’ giunto dall’alto dalla classe abbiente nei confronti dei bambini poveri della città. Sarebbe interessante, in tal senso, confrontare la cronaca del Piccolo con quella del contemporaneo Lavoratore. Le cerimonie descritte solitamente affiancavano la Befana all’inno d’Italia o alle canzoni patriottiche; i Re Magi invece venivano presentati in un’accezione maggiormente neutra.

La città era, all’alba del nuovo anno, cristallizzata in un freddo tale da gelare ogni singolo angolo cittadino. I ruscelli erano blocchi di ghiaccio, le strade campi di pattinaggio e i giornali parlavano di “una lastra di ghiaccio intorno a Trieste“.

Si parte, nella rassegna del tempo, col Ricreatorio della Lega Nazionale a Servola dove si tennero diversi giochi: staffetta, corse, l’assalto all’albero della cuccagna, una “lotteria gastronomica” e i “giochi umoristici della pentola”.
Risultò particolarmente stravagante il primo gioco, quando “Diede principio alla festa la sezione ciclistica anziani, che si produsse in una gara originale di lentezza: arrivare l’ultimo sulla distanza di 50 metri”.

L’orientamento del giornale era chiaro, considerando come anche il secondo luogo fosse un Ricreatorio della Lega Nazionale, stavolta a Villa Opicina: qui predominavano canti e musiche, tuttavia dopo tanta attesa e “l’inno di Mameli” scese “dal cielo la Befana, accolta da uno strepito assordante di ‘intona-rumori’ e da mascherotti. La benefica fata fu larga di doni e rese lieti i quattrocento ragazzi”.

Anche la “Prima Scuola di via dell’Istria” si era organizzata a favore dei bambini più indigenti, attraverso la “distribuzione di indumenti e calzature a oltre quaranta scolari più poveri, i quali convennero poi nel refettorio, dove ricevettero una tazza di cacao, dolci e frutta, che furono servite dalle mani gentili e amorose”.
Sempre nell’ambito scolastico si era inoltre tenuta una festa, particolarmente raffinata, presso la scuola Parini. Stavolta l’enfasi era maggiormente musicale, infatti “La vasta palestra era affollatissima di bambini e genitori i quali godettero il bel programma intonato alla festa. Gli allievi Haipel, Cosmaz e Sillich, della classe V, vestiti da Re Magi, recitarono una pastorale intitolata ‘La natività di Gesù’; l’allieva Dudovich, vestita da bianca fata, recitò con molto garbo una poesia d’occasione, seguita dal violinista Paulovich che suonò una serenata di Schubert”.

Era anche attiva la “Società degli amici dell’infanzia” che, dopo aver vestito con abiti nuovi 900 bambini delle parti più povere della città a Natale, ne vestì altri duecento con “un vestito caldo o scarpe nuove” cogliendo l’occasione della venuta della Befana.

Spostandosi nella zona del borgo medievale, “Ieri i 245 bambini frequentanti il Giardino d’infanzia di Rena Vecchia, si godettero un bell’albero di Natale e vennero a tutti regalati dei capi di vestiario, dolci e fretta”.

E infine, nell’ambito della vicina Monfalcone, vi era il Ricreatorio del Cantiere Navale; qui “nel pomeriggio, il teatro si è gremito di una folla numerosa, convenuta per assistere al saggio di recitazione degli allievi, che si iniziò con il canto degli inni nazionali, accolti da fragorosi applausi. La bimba Pauschè disse in modo grazioso e con sentimento una poesiola: ‘La Befana’; piacque oltremodo una tarantella danzata da 10 bambine; seguì la ‘Maestra Do-mi-sol’, scherzo musicale in un atto; quindi ‘Un colpo di Stato’, commedia in un atto”. Un repertorio musicale che, oggigiorno, sarebbe più adatto a un concerto rivolto agli adulti; però la sensibilità musicale era allora diversa, era una popolazione che cantava e suonava molto più di quanto oggigiorno sarebbe immaginabile.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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