09.12.2023 – 07.01 – Lo sguardo, spaziando dal Bastione Rotondo del Castello di San Giusto verso la sottostante città, rimane di solito incantato dal reticolo razionale e ordinato del Borgo Teresiano: bianchi edifici, cupole orientali e il mare che reca, col canale del Ponterosso, il porto direttamente nella città. Eppure spostando lo sguardo verso l’entroterra, anche il turista più distratto rimane colpito da un edificio altrettanto bianco, altrettanto chiaro; eppure non vi è nulla della leggerezza, del nuovo ammantato di antico della città teresiana. Stavolta il biancore acceca, prorompe dal grigio verde del colle con forza; e l’intero edificio sembra, anche a una così grande distanza, di una pesantezza propria d’una fortezza, d’una piramide a gradoni, d’un tempio antico sotto cui il fragile colle rischia di sprofondare carico di tutto quel peso di marmi, colonne, fregi e fasci. Si tratta della sede centrale dell’Università degli studi di Trieste, edificata con un prolungato processo costruttivo tra il 1938-50.
Le due differenti impressioni riportate dagli osservatori nei confronti dell’Università – rispettivamente un tempio o una fortezza – non devono sorprendere, perchè l’edificio venne costruito con una funzione (culturale) difensiva. I decenni stessi dell’edificazione trasmettono con efficacia di quale periodo storico si trattasse; la seconda guerra mondiale, la fase terminale del regime fascista, gli anni tormentati del secondo dopoguerra.
L’inizio della costruzione si colloca nello stesso periodo degli scavi archeologici a San Giusto; e le somiglianze con il tempio romano scoperto sul colle appaiono subito evidenti. Le prime tracce di questa scoperta risalgono al 1933 e produssero una fortissima emozione all’epoca; si trattava della scoperta del tempio o del complesso di templi prospiciente al propileo dedicato a Minerva, Giove e Giunone. Non è difficile individuare negli elementi del tempio – avancorpi, scalinata, portico, posizione rivolta verso il mare – elementi citati e/o ricostruiti nel caso dell’edificio universitario. Nonostante le tante promesse a seguito del passaggio di Trieste all’Italia, l’edificio dell’Università venne costruito appena nel 1938; occorre però osservare che, quando giunse l’ordine della costruzione, l’iter fu rapidissimo. Ricorreva infatti la visita di Mussolini a vent’anni dalla vittoria nella Prima Guerra Mondiale. Inoltre, come aveva annunciato il rettore Udina nel novembre 1938, si desiderava un’Università “pronta a trasformarsi in baluardo armato di fronte alle eventuali velleità offensive di chicchessia”. Il riferimento non era, come si potrebbe pensare, al regno di Jugoslavia, col quale il regime stava vivendo un’effimera fase di buoni rapporti, ma alla Germania nazista che aveva appena annesso l’Austria nel marzo del 1938. I triestini erano rimasti all’epoca scossi dall’evento; e il porto temeva pesanti ripercussioni a livello di traffici e centralità degli scambi commerciali.
Gli architetti Raffaello Fagnoni e Umberto Nordio scelsero un’area periferica, presso la Guardiella, con uno sguardo rivolto nel lungo periodo all’allargamento dell’ateneo, ad un suo possibile sviluppo; inoltre la posizione era, senza dubbio, ‘dominante’ sulla città. L’edificio venne progettato con una pianta ad H; il ‘cuore’, la parte centrale, ospitava il rettorato e l’aula magna; le due ali laterali le diverse facoltà. Vi erano poi due diverse piazze collegate con un porticato con volte a vela. Gli archi a tutto sesto, presenti sulla facciata, si ripetevano negli avancorpi laterali, garantendo una forte continuità di insieme.
È interessante osservare, come rilevava lo studioso Massimo de Sabbata, come il progetto comprendesse già una titanica gradinata e una serie di interventi infrastrutturali, volti a migliorare la viabilità e a garantire la dignità dell’area circostante, all’epoca brulla campagna.
I giornalisti dell’epoca lo definirono “il più bello e il più italiano degli edifici della nuova Trieste” e osservarono come gli avancorpi ricordassero l’antichità greca, i templi ad Atene. A seguito della posa della prima pietra nel 1938, la massiccia costruzione procedette di pari passo con lo svolgimento del conflitto mondiale; dapprima la campagna anti ebraica che travolse pure l’università; poi l’invasione della Jugoslavia e la necessità di alloggiare gli studenti dai Balcani; infine la generale fretta nella costruzione, man mano che la marea del conflitto montava di intensità. Non sorprende come, quando il nucleo dell’Università era ormai completo, i toni fossero divenuti se possibile ancor più accesi tanto sotto il profilo politico quanto ingegneristico. Ci si accorse, ad esempio, che se dall’Università si godeva di un’ottima vista sul mare, altrettanto non avveniva dal centro cittadino. L’Università di Trieste era meno visibile di quanto si fosse ipotizzato in fase di progettazione, anzi; spesso rimaneva nascosta dalla selva degli edifici. Si delineò in tal senso, nel 1943, un nuovo itinerario creato dalle modifiche urbanistiche del periodo; si partiva da via Battisti, si giungeva fino al monumento a Domenico Rossetti, si superava il verde pubblico e infine si giungeva all’Università. Un ideale itinerario definito dagli anfitrioni del regime “la storia di tutto un secolo dell’italianità cittadina“. Oggigiorno rimane egualmente percorribile, anche se il sottobosco di antenne, torrette televisive e grattacieli è cresciuto da tempo senza controllo, spesso occludendo una visuale già all’epoca difficile.
Fonti: Paolo Nicoloso, Federica Rovello, Trieste 1918-1954, Trieste, MGS Press, 2005
[z.s.]


