Anna Zorzi, la storia della triestina che sposò il re dell’Arabia Saudita

30.12.2023 – 07.01 – La dinastia saudita ha sangue triestino. Potrebbe sembrare un’affermazione ardita, ma così dichiarava ‘Trieste. Rivista Politica Giuliana‘, nel 1957. In realtà considerando l’ampiezza e la vastità della dinastia saudita, dispersa tra molteplici rami famigliari e complicata dalla poligamia caratteristica del potere degli sceicchi, segnale tangibile di alleanze politiche siglate col matrimonio, non è difficile individuare elementi estranei alla sola Arabia.
Il rapporto di Trieste col mondo islamico è d’altronde di vecchia data e affonda le sue radici nella nascita della città mercantile di ascendenza teresiana e giuseppina; il nemico d’un tempo, l’Impero Ottomano, era divenuto un fiorente partner di affari commerciali; e Istanbul, allora come adesso col ro-ro, rinveniva nella città-porto il naturale sbocco delle merci orientali. L’infatuazione per il medio oriente divenne poi un leit motiv dei salotti e dell’arredamento della borghesia triestina, trainata dall’esempio delle sale ottomane presso Villa Lazarovich di Massimiliano d’Asburgo. Sotto il profilo mercantile invece era nutrita la presenza dalla Siria e dall’Egitto, spesso di minoranze molto attive alla corte dei Viceré o dello stesso sultano. Il conte Antonio Cassis Faraone proveniva dall’altopiano siriano di Hauran e aveva abitato a Damasco e al Cairo; l’armeno Pietro Jussuf era nato a Smirne e commerciava con l’Egitto.
In questo contesto, passando dalla Turchia, all’Egitto, all’Arabia, il pensiero corre al console inglese Sir Richard Francis Burton, tra i primi europei a visitare la Mecca. Esperto poliglotta, animo irrequieto d’esploratore, uomo ‘camaleonte’ anche tra gli usi e costumi più esotici, Burton rappresenta il legale più forte di Trieste con la penisola araba. Eppure non è il solo, perchè proprio il fondatore della dinastia saudita nel novecento, Saʿūd bin ʿAbd al-ʿAziz Āl Saʿūd (italianizzato come Saud Ibn Abdul Aziz, d’ora in poi Saud Ibn) aveva tra le sue mogli una ‘mula’ triestina.

Si tratta di una storia che necessiterebbe uno studio approfondito, tra più archivi e più fonti primarie. La fonte principale è la rivista ‘Trieste‘, la quale affermava di aver citato a propria volta una notizia “a suo tempo diramata da una seria agenzia stampa straniera e che ha trovato conferma, alla luce di una lunga e meticolosa inchiesta, nei ricordi di vecchi navigatori triestini e lussignani, e suggello definitivo negli archivi anagrafici di Trieste”.
Se dunque la menzione dell’anagrafe rassicura sull’effettivo fondo di verità della notizia, le fonti orali non sono più recuperabili; e sembra mancare uno studio negli archivi al di fuori dei confini nazionali. Quale fu poi l’agenzia stampa? Anche ciò è ignoto.

Il cognome Zorzi è abbastanza presente tanto a Trieste, quanto nel Veneto; anche con l’accezione della J finale. Il primo elemento presente nell’anagrafe, secondo i redattori della rivista, era Dionisio Zorzj, il quale viene segnato come nato a Trieste nel 1856 con cittadinanza austriaca e lingua d’uso italiana. Self made man asburgico, Zorzi si formò come spedizioniere, commerciando principalmente caffè dal Sud America, l’Egitto, la Turchia e la Grecia. Disponeva, a fine ottocento, di un magazzino sulle Rive di Trieste e di una villa presso i Campi Elisi, “con un parco vigilato da cani”. La villa era, negli interni, arredata all’orientale e pochi vi avevano accesso, al di fuori di alti funzionari del governo austriaco.
Dopo aver sposato Calliope Panalopulus, una donna originaria di Corfù del 1857, Zorzi si spostò più volte per motivi di lavoro, sempre mantenendo la sede operativa di Trieste.
Fu in Argentina, in quella stessa Buenos Aires dove si trasferirà (e morirà) il triestino Giorgio Zaninovich, che nacque la figlia Anna Zorzi. La ragazza, descritta come di bell’aspetto e grande intelligenza, crebbe tra più città e più nazioni; dapprima studiò a Trieste, poi proseguì gli studi accademici a Vienna. Il giornale annota come fosse un’abile poliglotta.

D’altronde vivere con Dionisio Zorzi non doveva essere facile; nel 1904 si trasferì infatti a Malta; nel 1906 a Creta; nel 1908 infine si stabilì a Istanbul. Qui iniziò una feconda carriera di rappresentanza del governo austriaco, assumendo per differenziarsi dalla mansione di commerciante quale secondo nome ‘Rahabat Pascià‘. Sarà con questo nome col quale verrà poi conosciuto col suo ultimo incarico a Gedda. L’intreccio tra impiego commerciale e diplomatico era all’epoca piuttosto diffuso e rappresentava una naturale evoluzione del commerciante ottocentesco. L’impero austriaco dei primi anni del novecento guardava con particolare attenzione all’impero ottomano e all’area medio orientale, consapevole della concorrenza inglese nella zona.

Il sovrano Ibn Saud, in un primo momento, si dichiarò formalmente suddito dell’impero ottomano col titolo di Pascià, ma già nel 1915 chiese lo status di protettorato alla Gran Bretagna, conquistando ampie zone dell’Arabia centrale (Najd) e costiera (Ḥijāz, con le città sante di Mecca e Medina). Quando l’Arabia abbandonò l’alleanza con gli imperi centrali, la famiglia di Zorzi venne allora internata. E qui, sostanzialmente, se ne perdono le tracce all’anagrafe. Secondo però il giornale e le testimonianze dei marittimi triestini e istriani, Anna venne rapita e fu fatta sposare con Ibn Saud. Non era una concubina dell’harem, sull’esempio ottomano, ma una delle sue quattro mogli. Viene descritta come un’importante consigliera e una figura di spicco all’interno della famiglia saudita. Certamente Anna aveva alle spalle una lunga esperienza in paesi orientali e una buona conoscenza delle lingue. È possibile pertanto immaginarla come adattatasi forzatamente alle difficili circostanze del periodo, stretta tra i due fuochi degli Imperi centrali coi quali gli arabi avevano rotto ogni alleanza e la condizione di donna rapita dalla famiglia cristiana.
È però interessante osservare come Ibn Saud avviò la propria politica di riforme, specie sul versante scientifico e infrastrutturale, negli anni Venti del novecento, proprio dopo la morte di Anna. La principessa triestina morì infatti nel 1919 a causa dell’epidemia di spagnola. È possibile ipotizzare che l’apertura alle riforme di Ibn Saud, un uomo conservatore, ma sostanzialmente molto più ‘aperto’ di tanti suoi discendenti odierni, fosse l’esito dell’influenza di Anna Zorzi.
Però, in assenza di notizie certe, rimangono solo affascinanti congetture.

Fonti: Italo Soncini, È dei nostri Saud Ibn Abdul Aziz, in Trieste. Rivista Politica Giuliana, n. 18, marzo-aprile 1957

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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