10.10.2023 – 07.01 – Una Rotta Balcanica sempre più popolata, sempre più organizzata, sempre più consolidata nei suoi intermediari e passeur, economie grigie e mercimoni umani. Ma soprattutto sempre più globalizzata, sempre più estesa a intere aree geografiche tra loro interconnesse. È l’immagine emersa durante l’incontro organizzato dal Sindacato Autonomo di Polizia (SAP) intitolato ‘Rotta Balcanica. Capolinea a Trieste‘. Erano presenti il giornalista e inviato di guerra Fausto Biloslavo, l’ex Dirigente Polizia di Stato ed esperto di cooperazione internazionale Giuseppe Colasanto e, in rappresentanza degli enti locali comunali e regionali, l’assessore regionale con delega alla sicurezza Pierpaolo Roberti. Coordinava e introduceva i diversi interventi il Segretario provinciale SAP Trieste Lorenzo Tamaro.
“Tutte le specialità delle forze dell’ordine sono coinvolte” ha introdotto Tamaro, ricordando che “il problema della Rotta Balcanica è un fenomeno che viene affrontato con normative vecchie e datate” nonostante “costituisca un reato molto grave, perchè immigrazione clandestina vuol dire tratta di persone”.
Fausto Biloslavo, annunciato quale ‘espressione degli occhi della guerra’, ha preannunciato che si tratta di “scenari ed emergenze epocali che non si può risolvere con le sole forze di polizia”, anzi “il problema va affrontato a monte, ad esempio con il Bangladesh vi sono attraverso la Rotta Balcanica numeri superiori al flusso via mare”.
Ma che cosa aiutava? Secondo Biloslavo vi era “un accordo molto discusso per le riammissioni informali in Slovenia dal ’96, ma è bloccato, ormai congelato da tempo”.
“Finché non si raggiungerà un accordo chiaro con la Slovenia, la situazione non cambierà a breve”.
Inoltre “la situazione è aggravata dalle sentenze di una parte della magistratura, spesso vicina alle ONG”.
Biloslavo ha poi raccontato della sua esperienza nei Balcani, ricordando che i migranti “inizialmente erano bene accolti, essendo i bosniaci reduci da una guerra etnica e conoscendo le sofferenze della guerra, ma oggigiorno dopo tanti anni si sono stufati, hanno ad esempio appiccicato adesivi che ricordano ai migranti come il gioco sia finito, ‘game over’“.
L’ex dirigente Giuseppe Colasanto ha dichiarato di “aver camminato sui bordi per diversi anni”, rispettivamente “in Bosnia, Libia, Albania, Kosovo” dove “ho imparato che il confine, per citare un’anonima poetessa turca, non è altro che un bacio tra due terre”.
Oggigiorno infatti “non è più il limes romano, ma è un osservatorio privilegiato di cosa succederà”, un esempio di “osservatorio degli accadimenti futuri”. Il Pakistan, ad esempio, “non ha solo la bomba nucleare, ma un’altra bomba, quella demografica”.
La Rotta Balcanica è solo un meccanismo di una tratta molto più ampia, ha spiegato Colasanto; tutto infatti ha inizio quando la famiglia sceglie di investire economicamente su uno dei propri figli, ritenendo che abbia “una potenzialità economica e strutturale”. Vengono allora venduti i gioielli della casa, i buoi, le terre.
Tramite il web viene poi delineato il tragitto, affidato a specifici passeur; e a ogni tappa il figlio manda una foto alla famiglia, per autorizzare la transazione di denaro all’organizzazione criminale per il passaggio successivo.
L’assessore Pierpaolo Roberti ha osservato che “da 10 mesi, per noi in Friuli Venezia Giulia, è cambiato il mondo, in quanto la Croazia è entrata in Schengen”, pertanto “c’è un atteggiamento diametralmente opposto a confronto col passato, la Croazia ormai lascia passare tutti i migranti, purchè entro trenta giorni siano al di fuori dei confini nazionali”.
Per quanto concerne l’azione della polizia di frontiera “più di 100 passeur sono stati arrestati in FVG nell’ultimo anno, ricordiamolo”.
L’immigrazione illegale produce innanzitutto “tonnellate di rifiuti ogni anno, in quanto si cancella ogni prova del passaggio in Slovenia”; poi vi è “un problema di vivibilità della città”, un “impatto negativo a Trieste, la gente non si sente sicura”.
La discussione si è poi spostata nuovamente sulla geopolitica, Biloslavo ha infatti osservato che “i bubboni vi sono sempre stati nella Rotta Balcanica, ma ora la situazione in Kosovo e in Bosnia rischia di peggiorare, non essendovi stata una soluzione politica che sostituisse quella militare”, infatti c’è “un’instabilità pericolosa nella regione che si interseca con la Rotta Balcanica”.
Ritornando sulla frontiera triestina, Colasanto ha ricordato quale impatto avesse avuto, nel 2019, scoprendo a Fernetti “l’assenza di infrastrutture”, con un hub ricavato sostanzialmente da vecchi edifici di confine della guerra fredda.
La mafia di The Game “si è globalizzata, fino a pochi anni fa la Rotta Balcanica era presidio di mafie locali” pertanto “è ancora più difficile intercettare i passeur, non hanno identità, sono facilmente rimpiazzabili”.
L’assessore Roberti, in conclusione all’evento a cui è seguita un’animata discussione col pubblico, ha ribadito che serve “mettere in campo tutti gli strumenti per non farli arrivare”. Insomma “il rubinetto va chiuso, occorre sbarrare definitivamente l’accesso illegale”.
“Hotsport e CPR sono strumenti utili potenzialmente”, ma occorre agire prima, riprendendo le parole di Biloslavo “a monte”.
[z.s.]


