30.10.2023 – 08.30 – Cosa distingue una detenzione maschile da una reclusione al femminile? Esistono delle somiglianze o delle differenze evidenti che possono essere oggetto di dibattito? “La detenzione al femminile e le pari opportunità di trattamento: un’utopia?” – incontro promosso dal Centro Culturale Veritas per il secondo ciclo della rassegna ‘Muretti’ – parte da queste domande per fare il punto sull’istituzione carcere, introducendo una prospettiva poco esplorata in questo contesto come le differenze di genere tra detenuti e detenute.
L’associazione Antigone, presente sul territorio italiano dal 1991 con un’intensa attività a sostegno dei diritti dei reclusi nelle carceri, apre le porte dell’incontro tematico in presenza di due rappresentanti dell’associazione, referenti regionali del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia: Alessandro Maculan e Francesco Santin.
“Dai dati del primo rapporto sulla detenzione femminile di Antigone, risalente appena all’anno corrente 2023 in quanto lente di osservazione nuova e poco affrontata anche dalla ricerca scientifica – spiega Alessandro Maculan -, emergono delle differenze significative tra una reclusione al maschile ed una al femminile”.
A livello numerico, in prima battuta, si notano dei numeri molto bassi e stabili nel tempo da oltre trent’anni rispetto alle detenute presenti in carcere (4,5% in media rispetto al totale). La maggior parte delle recluse (¾) si trovano, inoltre, all’interno di sezioni femminili collocate in carceri maschili, mentre una minima parte (¼) è reclusa in istituti esclusivamente femminili – in Italia se ne contano solo 4, in contrasto con il principio di territorialità della pena. Le donne detenute sono, quindi, più esposte all’allontanamento dal proprio luogo d’origine, dai cari e dai propri figli; si conta, inoltre, che il 63% delle donne recluse sono madri.
La gran parte degli istituti carcerari, quindi, vede nella sua composizione il 90% di detenuti maschi e circa il 10% di detenute femmine, con un disequilibrio nella distribuzione delle risorse, affidate alla maggioranza numerica. Un’altra differenza che riguarda la struttura carceraria risiede nella tipologia di istituti, divisi tra strutture più recenti o di vecchia data. Il primo caso riguarda più da vicino le donne detenute, le quali tendono ad essere recluse in carceri più nuove (il 57% degli istituti con donne detenute sono stati costruiti dopo il 1980), più lontane dai centri urbani e dove si ipotizza ci siano maggiori spazi dedicati alle attività riabilitative. “Il Coroneo di Trieste, con 8 sezioni di cui una al femminile, è un’eccezione alla regola in quanto edificio costruito dagli Austriaci nel 1911” – sottolinea Francesco Santin. Negli istituti più antichi, collocati nelle aree urbane e con una maggiore possibilità di essere attenzionati dalla società civile, si distinguono tendenzialmente, invece, delle aree detentive con grandi camerate.
Una nota dolente riguarda, poi, la maternità nonostante i numeri di madri detenute con bambini in Italia siano ad oggi poche decine, con una diminuzione dovuta anche alle emergenze dei primi mesi pandemici e la decisione di far uscire le madri con bambini dal sistema carcerario.
In Italia sono, inoltre, previste delle misure alternative al carcere per le madri recluse con bambini di età inferiore ai 6 anni tra cui l’ICAM (istituti a custodia attenuata per detenute madri) in cui alcuni aspetti del carcere standard vengono attenuati per alleggerire l’impatto penitenziario nei riguardi dei bambini: non ci sono divise per lo staff penitenziario, gli ambienti non hanno l’aspetto di un carcere tradizionale e viene previsto lo stanziamento di risorse affinchè i bambini possano essere seguiti durante la loro crescita come ad esempio nell’accompagnamento a scuola; in Italia si contano, però, solo 5 istituti in totale tra cui uno non è mai stato attivato. In alternativa, sono previsti degli istituti femminili con delle sezioni nido attrezzate, ma sul territorio italiano ne è presente uno soltanto.
Le differenze tra genere maschile e femminile sono, quindi, importanti da sottolineare per evidenziare le mancanze e la noncuranza che possono essere il riflesso di costrutti sociali e disuguaglianze già ben radicati nella società e che l’istituzione carcere ripropone, con tutte le disfunzionalità del caso.
[m.p]


