‘Porti termometro dell’economia’ Il nodo delle infrastrutture al Forum Risorsa Mare

15.09.2023 – 14.11 – Quale futuro per i porti italiani – Trieste, in primis – alla luce della Transizione energetica e del PNRR? Quale modello seguire e quali problematiche si presentano all’orizzonte, considerando i profondi cambiamenti a cui sta andando incontro la logistica?
La prospettiva del governo Meloni, attraverso un confronto tra i principali attori interessati negli scali portuali, è stata affrontata oggi, nella cornice del Forum Risorsa Mare, attraverso il panelInfrastrutture, porti e logistica come fattore abilitante‘.
Si è svolto in questo scenario l’atteso intervento del vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi che ha posto l’accento sulla necessità di investimenti pubblici mirati e coordinati, onde evitare una dispersione delle risorse europee.
“Il Mediterraneo è un mare di grandi opportunità, ma altrettanti grandi problemi – ha esordito Rixi – in quest’ambito l’Italia è un hub naturale dove far convivere l’aspetto commerciale e turistico”. Pertanto “Il nostro paese ha una grande scommessa, cioè di creare un sistema logistico il più fluido possibile”. In quest’ambito “le ultime direttive europee non ci hanno aiutato e proprio per questo serve un cambio di paradigma; una collaborazione interministeriale volta a individuare gli obiettivi di breve, medio e lungo periodo”.

Rixi ha sottolineato in particolar modo come, a differenza della Spagna, l’Italia non abbia previsto l’uso dei fondi PNRR per le strade; nonostante la complessità delle autostrade italiane e la presenza di ponti e viadotti creati negli anni Sessanta con materiali poveri.
Inoltre “il settore ferroviario è tradizionalmente orientato più alla movimentazione delle persone che delle merci”.
“Serve pertanto, a fronte di tutto ciò, che ci sia una visione d’insieme con appositi corridoi e investimenti specifici, non a pioggia” ha concluso Rixi, ripetendo che “occorre razionalizzare gli investimenti, razionalizzare la spesa e far capire che, anche per il pubblico, il tempo non può essere una variabile non indifferente, anzi”.
Inoltre è stato precisato che “Noi non vogliamo togliere la gestione a livello territoriale da parte dei presidenti delle authority, ma inserire una regia nazionale che eviti investimenti superflui, qual è il caso di tante banchine italiane senza un’adeguata capacità della rete”.

Il Responsabile delle relazioni istituzionali per l’Italia di MSC Group e Presidente di Federlogistica Luigi Merlo ha rimarcato il ruolo dell’energia in rapporto al mare; uno dei nuovi ‘fronti’ sui quali si propone di agire il governo Meloni.
“Sull’eolico Ambrosetti ci ha ragionato molto” ha osservato Merlo, tuttavia “abbiamo bisogno che vi sia un coordinamento su questo tema”. Potenzialmente “l’eolico offshore può essere un grande tema per questo paese”; però “non c’è un porto in Italia attrezzato per ospitare l’eolico offshore; questo infatti richiede strutture apposite, ad esempio una capacità di 20 tonnellate a metro quadro nessun porto italiano possiede”.
Nel campo invece della digitalizzazione “occorre ragionare su come venga attualmente gestito da un ministero tramite una società”; mentre invece servirebbe pensare a un “un soggetto attuatore privato, smart ed efficiente”. Naturalmente garantendo nel processo, ha argomentato Merlo, la governance pubblica alle Authority, essendovi dati sensibili e di notevole valore strategico.

Il Presidente di Assoporti Rodolfo Giampieri ha rilevato che “mare e porti per la prima volta appaiono veramente al centro dell’attenzione e dello sviluppo economico”. In quest’ambito “servono decisioni coraggiose e tempestive con la consapevolezza che si sta trattando dell’economia reale”. Infatti “i porti sono elementi estremamente importanti del paese dove la parte pubblica è fondamentale; però nel contempo il privato è presente con le concessioni, ma la solidità delle infrastrutture deve rimanere in mano allo stato, per una salvaguardia degli interessi nazionali”.
A livello di politiche europee e mondiali “servono persone qualificate che rappresentino i temi italiani nella portualità, non è ammesso che ci sfuggano temi fondamentali”.
Serve poi “inserire in questo grande progetto la parte nord dell’africa, non è né sostenibile, né razionale escluderla”.
Infine “un altro dei temi fondamentali è quello della sicurezza sul lavoro; questo è un tema di civiltà, la palestra dell’Italia è la palestra della modernizzazione dell’Italia”.
Ricordando, in conclusione, che “i porti sono il termometro dell’economia, basta guardare la sinusoide dei traffici durante gli anni”.

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale Pasqualino Monti ha osservato che “i palermitani hanno voltato le spalle al mare, si suole dire qui da noi; e questa purtroppo è una caratteristica di tutto il territorio nazionale, connessa a un atteggiamento nei confronti del porto percepito come enclave chiusa, addirittura poco produttiva”. Il Forum Risorsa mare agisce nella direzione opposta, è parte di uno sforzo per “fare girare di nuovo gli italiani verso il mare, fargli comprendere l’importanza fondamentale di quest’elemento”.
Come cambiare atteggiamento allora, specie nei confronti dei porti italiani? Secondo il presidente Monti “il primo elemento su cui occorrerebbe fare attenzione sono le nostre autorità che sostanzialmente svolgono compiti assai chiari, dalle infrastrutture, alla promozione delle stesse, alla regolazione di un mercato chiuso e così via”.
All’interno di questo corso d’azione “il vero tema sul quale occorre concentrare l’attenzione è quello della riforma della burocrazia che pesa come un macigno su tutti i nostri asset”. Infatti “la distanza tra l’impegno di spesa e quella reale è troppo ampia, troppo grande” e “sono troppi i colli di bottiglia, ad esempio nell’ambito autorizzativo”. Invece “serve una norma generale per intervenire su quanto ritengo essere un cancro per questo paese”.

Il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale Pino Musolino ha riflettuto, in conclusione al panel, che “I porti non sono più da tempo meri snodi logistici, ma sono grandi contenitori di impresa”, anzi “sono degli ecosistemi complessi di impresa”. In più, nel caso italiano, sono “spesso realtà industriali che hanno la possibilità di fare riconversioni di aree dismesse, senza consumare nuovo suolo, pertanto luoghi ideali per sperimentare la Transizione energetica”. Ricordando, in quest’ambito, che “la transizione non è una semplice ‘greenizzazione‘, ma un cambio di paradigma”.
Partendo da quest’assunto occorre chiedersi “cosa vogliamo fargli fare a questi porti”.
Musolino ha lanciato alcuni spunti di dibattito, ad esempio “non è detto che tutti i porti debbano avere le stesse funzioni, è possibile pensare a una specializzazione dei porti”, similmente a “come il buon padre di famiglia assegna ai figli che litigano diversi compiti, ciascun porto dovrebbe avere una funzione specializzata assegnata dal governo”.
“Inoltre non c’è una ricognizione puntuale dell’offerta di banchina in Italia, a livello nazionale, anche per evitare la costruzione di banchine superflue” ha ricordato Musolino, puntualizzando come, prima di procedere a nuovi investimenti, si dovrebbe studiare quanto già si dispone, onde evitare infrastrutture superflue.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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