31.08.2023 – 07.01 – In Slovenia la richiesta crescente di impianti fotovoltaici, solitamente tramite i pannelli solari, si sta scontrando con le capacità della rete elettrica. In altre parole la rete non riesce a supportare un così alto numero di impianti, specie per la natura particolare e decentralizzata dei pannelli solari. Si tratta di una problematica emersa più volte, a livello teorico, negli studi a proposito della decarbonizzazione; passare a un’economia a zero emissioni comporta un alto consumo di elettricità che, onde sia sensato il procedimento, deve provenire da fonti green. Il caso della Slovenia è leggermente diverso, ovvero vi è un eccesso durante i periodi estivi che la rete non riesce a gestire adeguatamente. Non manca energia elettrica dal solare; semmai ve ne è troppa per l’odierna rete. Problematiche simili erano state rilevate a proposito della Svizzera e della Spagna; tutti casi in cui si ripropone l’urgenza di ammodernare non solo la produzione energetica, quanto la sua distribuzione, attraverso un’infrastruttura ancora troppo centralizzata, troppo ‘gerarchica’.
Infatti nel caso di Lubiana il distributore nazionale SODO ha dichiarato che un quinto delle richieste per l’installazione degli impianti per l’auto sufficienza di case e villette è stato rifiutato. Più del 19% delle 29700 richieste avvenute lo scorso anno sono state o rifiutate o gli investitori avevano scelto impianti di minori dimensioni. Nell’insieme 39700 installazioni solari sono state connesse alla rete, lo scorso anno, con una capacità totale di almeno 900 MW; si trattava per lo più di impianti collocati sui tetti delle case, col compito di fornire elettricità agli abitanti, ma non di rivendere l’elettricità in eccesso alla rete nazionale. SODO aveva già avvertito nel 2020, all’interno di un piano di investimento, che l’energia elettrica prodotta stava “eccedendo la capacità di gestione della rete, molte sezioni delle quali sono già sovraccariche”.
Gli investimenti nella rete nazionale slovena ammontavano nel 2020 e 2021 a 271 milioni; sono però scesi a 116 milioni nel 2022. Attualmente il piano di sviluppo prevede sull’arco di un decennio, per il 2023-32, un investimento pari a 3,5 miliardi.
[z.s.]


