24.07.2023 – 13.54 – “Lo Stato chiede ai Fornitori di dispositivi medici (siringhe, protesi, dispositivi salva vita come gli stent coronarici o defibrillatori e pacemaker in sostanza tutto quello che serve ai medici e infermieri per curare i pazienti) di restituire delle somme ingenti perché gli Amministratori delle Regioni hanno speso più di quel che potevano negli anni dal 2015 al 2018 (e poi seguiranno gli anni dal 2019 al 2022 e via via i successivi).” Scrivono in una nota i rappresentanti dell’Associazione PMI Sanità nata nel gennaio 2023, che conta ad oggi 200 iscritti a livello nazionale e 25 nell’area Nord Est dell’Italia, con l’obiettivo di annullare la norma sul Payback dei Dispositivi Medici e ottenere i rinvii necessari affinché la politica riesca a porvi un rimedio definitivo.
“Relativamente alla restituzione delle somme di cui sopra, il 30 marzo del 2023 il governo emanò un DL che spostava il termine del pagamento al 30 giugno, “concedendo” lo sconto del 52% alle aziende che non si trovavano in contenzioso sul tema payback o che ritiravano i ricorsi fatti al TAR Lazio. Con questa premessa abbiamo ritenuto opportuno attraverso un esempio concreto spiegare la situazione che tutti noi fornitori stiamo affrontando. Ad esempio, una delle Aziende, appartenenti alla nostra associazione, che opera nel Triveneto come distributore dal 2003, e che mediamente in quegli anni 15-18 fino ad oggi (a parte il 2020 l’“annus horribilis” della pandemia Covid che ha visto un calo del fatturato del 30% medio per il settore) ha avuto un fatturato di 3.200.000. euro, con l’applicazione del payback, tra le quattro Istituzioni di cui è distributrice (Veneto, Friuli Venezia Giulia, Prov. Aut. Bolzano e Prov. Aut. Trento) dovrebbe versare in riferimento a quegli anni 1.098.000 euro. Ciò equivale al 30% del fatturato annuo!”
“E’ per noi impossibile, tralasciando la questione di principio di NON voler pagare una “tassa” retroattiva e impropria, trovare le risorse economiche necessarie anche per l’importo “scontato” del 52%. Pertanto, se si dovessero applicare le compensazioni, come premesso dal decreto attuativo del governo Draghi, saremmo costretti, ai fini della nostra sopravvivenza, a mettere in atto azioni legali tramite la Giustizia Ordinaria, sempre che il TAR Lazio non ci legittimi e blocchi tutto. Azione che, tuttavia, potrà diventare attuativa solo a novembre di quest’anno.
Le conseguenze, date le somme richieste in modo retroattivo e non preventivabile dai Fornitori (da qui l’incostituzionalità della norma!), saranno tre:
– Il fallimento di circa 1.500 Fornitori ospedalieri su 4.500 totali in Italia; La mancanza dei dispositivi medici negli ospedali per un lungo periodo;
– La successiva reperibilità sul mercato da parte delle Regioni di dispositivi medici sicuramente a costi eccessivi e ad una qualità inferiore perché mancherà la concorrenza virtuosa che c’è stata sino ad ora.
– Noi Cittadini avremo un primo danno certo relativo all’allungamento dei tempi per arrivare ad una cura (le ormai tragiche liste d’attesa si allungheranno ulteriormente), e poi l’incertezza sulla qualità dei dispositivi medici (cosa molto grave).”
“Come si è arrivati a questa situazione?
Il governo Monti nel 2011 fissò il tetto di spesa per i Dispositivi Medici al 4,4% della spesa per la Sanità di ogni singola Regione – riducendolo così di quasi l’1% rispetto alla spesa storica – e precisando che ogni Regione avrebbe dovuto rispondere dell’eventuale superamento della spesa prestabilita.
Le Regioni negli anni 2011-2014 spesero oltre il tetto fissato da Monti e nel 2015 il governo Renzi (sollecitato dalla UE con minaccia di dover commissariare circa la metà delle Regioni), fece una legge chiamata “Payback dispositivi medici” che prevedeva il contributo del 50% da parte dei Fornitori sul totale della maggior spesa fatta dalle Regioni. Il governo Renzi e i successivi governi consci dell’assurdità di questa legge, non la resero mai attuativa perché, secondo le loro parole, “sarebbe stato un disastro”. In sostanza in quegli anni servì esclusivamente a tacitare le richieste di commissariamento delle Regioni minacciate dalla Unione Europea. E così per l’ennesima volta ci siamo fatti conoscere come i “soliti italiani”…Nel luglio 2022 il governo Draghi, ormai decaduto, ha inserito il decreto attuativo della legge del 2015 fatta dal governo Renzi nel DECRETO AIUTI BIS. Da questo momento è iniziata non solo la nostra odissea come fornitori, ma anche un eventuale pericolo per la salute di noi cittadini”.
“Per chiarire meglio la nostra posizione, dalla quale non ci possiamo sottrarre, ci sembra opportuno spiegare come avvengono le forniture dei dispositivi medici:
– “Sempre” con aggiudicazione ad uno o più fornitori di una gara d’appalto al ribasso; la gara viene indetta dall’Ente Regionale preposto che determina le quantità totali da fornire nell’arco di tre o quattro anni e fissa il valore massimo totale della fornitura garantendo la copertura economica degli acquisti che ne deriveranno.
– Ai fornitori che si aggiudicano la gara (sempre ad un prezzo più basso della base d’asta) viene fatto obbligo di fornire il materiale entro e non oltre le 48 ore dalla richiesta e a seguito di questo possono fatturare il materiale consegnato.
– Nella determinazione delle quantità previste e del valore della base d’asta i fornitori non hanno nessun ruolo.
– Non esiste alcun dato ufficiale periodico prodotto durante gli anni di durata della gara d’appalto riguardo la corrispondenza della spesa affrontata dalla Regione per gli acquisti e il budget di copertura che permetta ai fornitori di vedere l’andamento dei costi.
– Anche se volessimo non potremmo comunque sospendere le forniture di nostra iniziativa perché saremmo passibili di denuncia penale per “interruzione di pubblico servizio”.
“Il lavoro di tutti i giorni svolto da noi distributori di dispositivi medici prevede che si faccia formazione e assistenza al personale medico e infermieristico e in questo modo garantiamo il perfetto funzionamento dei dispositivi medici utilizzati compresi i dispositivi salvavita.
Se dovessimo chiudere le nostre Aziende per l’applicazione del payback, verrebbero a mancare anche queste attività e noi Cittadini dovremo sopportarne direttamente le conseguenze.”
“Facciamo quindi un ulteriore appello ai Componenti delle Giunte Regionali e delle Provincie Autonome interessati direttamente nelle decisioni che dovranno prendere entro il 31 luglio, e a tutti i Consiglieri Regionali, affinché si possa organizzare un incontro con i rappresentanti della nostra Associazione PMI Sanità al fine di poter fare una valutazione complessiva degli effetti per il Servizio Sanitario Regionale dati dall’applicazione di questa legge.”
c.s


