12.07.2023 – 07.01 – Superato il ‘rimbalzo’ post Covid, quando erano ripartiti i consumi a seguito della fine delle misure pandemiche, l’industria europea e occidentale in generale conosce un arretramento che, secondo alcuni, rischia di trasformarsi in una generale crisi (Germania docet). Il caso del Friuli Venezia Giulia si mantiene ancora positivo, sebbene emergano alcune ‘crepe’ nella tenuta del sistema. Una nuova indagine dell’Osservatorio industria della Cisl FVG, presentata ieri a Udine dal segretario generale Cisl FVG Alberto Monticco e dal segretario regionale con delega all’industria Cristiano Pizzo, segnala alcune criticità, seppure in un quadro positivo.
L’indagine, compiute su 61 aziende dove è presente la Cisl, non ha rilevato differenze a confronto con gennaio 2023; le aziende infatti in difficoltà rimangono le stesse, senza miglioramenti o chiusure. Tuttavia si accresce il range dei lavoratori a propria volta in situazioni difficili; da 8.287 a 11.788. Non gode di buona salute il settore metalmeccanico, così come la filiera friulana del legno e le cartiere in generale. Dopo il Pordenonese, la zona più colpita è proprio Trieste e Gorizia, con 2700 lavoratori coinvolti.
Le cause della crisi oscillano dalla crisi generalizzata del settore, alla mancanza di ordini; solo 2 aziende, a confronto coi dati drammatici dell’anno addietro, soffre per il caro energia.
La Cisl ha riproposto quale soluzione le ZLS (zone logistiche semplificate) e una maggior enfasi sulla infrastrutture regionali.
[z.s.]


