21.06.2023 – 08:00 – Si torna a parlare della lentezza nel rilascio dei passaporti, un tema non nuovo ma ancora d’attualità. Ma per quali ragioni quello che dovrebbe essere un diritto del cittadino diventa un calvario con mesi di lista d’attesa? In alcune zone del paese l’intervallo tra prenotazione e ottenimento del documento supera gli 8 mesi. Un problema che pare irrisolto anche dopo gli “open days” della Questura e gli stratagemmi per velocizzare le pratiche. Anche le garanzie presentate dal Governo durante lo scorso inverno, quando si iniziava a discutere della questione, pare non abbiano dato i risultati attesi.
Non sembrerebbe essere un problema di burocrazia, che pure non è proprio snella, ma qualcosa di più complesso. Gli anni della pandemia hanno disincentivato i cittadini a richiedere o rinnovare i passaporti, per cui alla “riapertura” ci si è trovati in un collo di bottiglia con un incremento repentino della domanda a fronte di una risposta delle istituzioni incapace di soddisfarla. Così improvvisamente code fisiche e virtuali di italiani si sono accalcate agli sportelli delle Questure e nei loro portali digitali. Non ci sarebbe solo il Covid dietro la crisi dei passaporti, ma anche la Brexit, infatti se fino a qualche anno fa per viaggiare nel Regno Unito era sufficiente un documento di identità, con l’uscita dei britannici dall’Unione Europea la massa di italiani che volano verso Londra e dintorni necessitano di un pezzo di carta in più. Non è un caso che oltre ai disagi per i privati cittadini, si stima che questi ritardi abbiano anche delle ripercussioni economiche, in particolare sul turismo.
C’è infine la carenza di chip elettronici, indispensabili per la realizzazione del passaporto, a rallentare le operazioni. Infatti il passaporto biometrico contiene un microchip sul retro della copertina in cui vengono immagazzinati i dati della persona. Lo scorso inverno la Polizia di Stato ha informato che nel solo mese di febbraio sono stati rilasciati 412.385 passaporti a fronte dei due milioni e mezzo che si prevede di raggiungere entro fine anno. Nel 2022 sono stati 1,8 milioni in totale. Per chi avesse problemi inderogabili di salute, lavoro o famiglia c’è tuttavia una scorciatoia, la procedura d’urgenza, che può essere richiesta solo in casi eccezionali.


