Sono passati 45 anni dall’approvazione della riforma psichiatrica promossa da Franco Basaglia

13.05.2023 – 07:00 – Cade oggi l’anniversario della legge 180, promossa sul finire degli anni ’70 da Franco Basaglia e approvata il 13 maggio del 1978. Com’è noto, Franco Basaglia, psichiatra e neurologo formatosi a Padova, allora era impegnato come direttore dell’ospedale psichiatrico di Trieste, incarico ricevuto nel 1971 dopo un decennio a Gorizia, dove si era “rifugiato” per via dei rapporti complicati con il mondo accademico, da cui era stato estromesso pochi anni dopo la specializzazione per via delle sue idee politiche (era stato eletto in Parlamento nel 1953 con Sinistra Indipendente) e scientifiche eterodosse.

Sul filone dell’antipsichiatria, un movimento che chiedeva una riforma radicale del sistema allora adottato nella diagnosi e nel trattamento delle malattie della mente, a Trieste Franco Basaglia fondò Psichiatria Democratica, una società che chiedeva la liberazione del malato dalla segregazione manicomiale e che avrebbe promosso, negli anni a venire, una presa di coscienza della classe medica e della collettività da cui sarebbe scaturita poi la legge 180. Proprio nel manifesto di Psichiatria Democratica, datato 1973, vennero espressi i cardini ideologici della riforma, il cui obiettivo era la lotta all’esclusione dei pazienti e ai meccanismi vessatori che il trattamento negli ospedali psichiatrici comportava allora.

Nella sostanza la richiesta presupponeva un cambio di paradigma. Si passava dal “tutelare” la società dal malato psichiatrico, che allora veniva allontanato e reso “inoffensivo” tramite interventi spesso molto invasivi, a rimetterlo al centro dell’attenzione. Fino ad allora i manicomi erano intesi come strumenti per confinare i malati, spesso soggetti fragili, dalla società, a dispetto dei diritti civili e giuridici degli stessi, non già per condurli a un miglioramento delle condizioni di salute o riabilitarli. La corrente democratica della psichiatria persuase della propria bontà e attecchì, tant’è che ad oggi, con le opportune evoluzioni, rimane maggioritaria e dominante. Nella pratica clinica Basaglia passava da strumenti come la sedazione, le punizioni o il confinamento dei pazienti – di prassi – a un rapporto di dialogo atto a stabilire una relazione terapeutica.

Si arrivò così alla legge 180 approvata dal Governo Andreotti il 13 maggio 1978, che di fatto entrò in vigore a pieno regime nel giro di qualche anno. La legge impose la chiusura dei manicomi, spostando la cura dei malati psichiatrici ai reparti psichiatrici degli ospedali e ai servizi di igiene mentale, portò all’istituzione delle case di cura e ridefinì le norme che regolano il trattamento sanitario obbligatorio. Il quale TSO oggi, giova ricordarlo, è oggi una misura estrema cui è possibile accedere in caso non vi siano alternative percorribili atte a garantire la salute del paziente.

È evidente che la legge 180, Franco Basaglia e l’esperienza triestina abbiano contribuito non solo alla riqualificazione della psichiatria in Italia, che riguardò sia il lato giurisprudenziale che quello etico e scientifico, ma soprattutto dato il via a un cambiamento nella percezione comune del paziente psichiatrico, del suo ruolo nella società e delle potenzialità di cura e riabilitazione. Una rivoluzione che si allargò a livello internazionale, abbracciando movimenti di filone democratico-antipsichiatrico che allora chiedevano il superamento della vecchia impostazione.

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