Secondo le statistiche nel 2050 Fvg perderà 70.000 abitanti

14.05.2023 – 07.30 – Alla luce dei primi risultati provvisori pubblicati dall’Istat, la popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2023 è di 58 milioni e 851mila unità, 179mila in meno sull’anno precedente, per una riduzione pari al 3%. Prosegue, dunque, la tendenza alla diminuzione della popolazione, ma con un’intensità minore rispetto sia al 2021 (-3,5%), sia soprattutto al 2020 (-6,7%), anni durante i quali gli effetti della pandemia avevano accelerato un processo iniziato già nel 2014. Sul piano regionale, la popolazione risulta in aumento solo in Trentino-Alto Adige (+1,6%), in Lombardia (+0,8%) e in Emilia-Romagna (+0,4%). Negativo il saldo per il Friuli – Venezia Giulia che registra per il 2022 un -2,1% (Trieste al -3,3%).
In questo contesto la popolazione del Fvg, nel 2022, si è stabilizzata appena sopra il milione e 200 mila abitanti (1.201.510) con una tendenza che, sempre secondo le statistiche del principale istituto di ricerca nazionale, prevede per il 2050 che la popolazione regionale si attesti sui 1.121.539, con una perdita di ulteriori 70mila abitanti in poco più di 25 anni.

Tale calo di popolazione è frutto di una dinamica demografica sfavorevole che vede un aumento dei decessi sulle nascite, non compensato dai movimenti migratori dall’estero. Le morti a livello nazionale nel 2022 sono state 713mila, le nascite 393mila, toccando un nuovo minimo storico, con un saldo naturale quindi di -320mila unità. Capofila, in regione, nella perdita di popolazione è proprio Trieste, che vede una crescita naturale (data dalla sommatoria fra tasso di natalità e mortalità) al -9,3%, al contrario dei dati delle altre tre province che si attestano fra il -5% di Pordenone e il -7,6% di Udine e Gorizia.
Il Fvg spicca fra le regioni italiane a maggiore attrattiva. Quelle maggiormente “ricercate”, nell’ambito della migrazione interna al Paese, sono l’Emilia-Romagna, che vede un tasso di migrazione interna aumentato del +3,9% rispetto al 2021, seguita dal Friuli-Venezia Giulia (+2,4%) e la Lombardia (+2,2%).

La Liguria si conferma anche per il 2022 la regione più anziana, con una quota di over 65enni pari al 28,9% dell’intera popolazione e una di ultra 80enni del 10,4%. Subito dopo la regione nordoccidentale, anche quest’anno c’è il Fvg (26,9% di over 65enni e 9,1% di ultra 80enni) e l’Umbria (26,8% e 9,2%). La regione con le percentuali più basse di ultrasessantacinquenni e ultraottantenni è la Campania (20,6% e 5,6%), seguita dal Trentino-Alto Adige (21,8% e 7%) e dalla Sicilia (22,9 e 6,7%).

La popolazione straniera al 1° gennaio 2023 residente in Italia è di 5 milioni e 50mila unità, in aumento di 20mila individui (+3,9%) sull’anno precedente. Un dato che aumenta in Fvg, dove il saldo migratorio con l’estero è superiore alla media nazionale (+4,7%), mentre Trieste si attesta sul +5,7%.

Nel Nord la speranza di vita alla nascita è di 80,9 anni per gli uomini e di 85,2 per le donne, con il Trentino-Alto Adige che si conferma la regione con la speranza di vita più alta sia tra gli uomini che tra le donne, mentre il Friuli-Venezia Giulia è invece la regione che ha registrato il maggior guadagno rispetto all’anno precedente, circa sei mesi per entrambi i sessi. A Trieste la speranza di vita è rispettivamente di 80,1 anni per gli uomini e di 84,8 per le donne.

Il dato più preoccupante, però, rimane il calo delle nascite. Nel 2022 i nati sono scesi, per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia delle 400mila unità, attestandosi a 393mila. Dal 2008, ultimo anno in cui si registrò un aumento delle nascite lungo tutto lo Stivale, il calo è di circa 184mila nati, di cui circa 27mila concentrate dal 2019 in avanti. Tra le cause, secondo l’Istat, pesano molto sia il calo dimensionale quanto il progressivo invecchiamento della popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (dai 15 ai 49 anni).
Torna a diminuire, seppur lievemente, il numero medio di figli per donna, il cui valore generale si attesta nel 2022 a 1,24, tornando così al livello registrato nel 2020. Prosegue quindi la tendenza alla riduzione dei progetti riproduttivi, già in atto da diversi anni nel nostro Paese, con un’età media al parto stabile rispetto al 2021, pari a 32,4 anni.

 

 

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