La pelle dell’orso e il Diritto 4.0

01.05.2023 – 09.00 – Esaminiamo assieme la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale (in sigla il T.A.R.) di Trento, che con la decisione n. 19 del 2023 ha salvato (per il momento) la pelle dell’orsa JJ4. L’intera vicenda nasce da un fatto di cronaca nera di una tragicità agghiacciante: Andrea Papi, un giovane corridore di Caldes, nella Val di Sole in Trentino Alto-Adige, esce per allenarsi tra i boschi del monte Peller e, fatalmente, viene aggredito da un’orsa bruna che lo sbrana uccidendolo. La morte violenta del ventiseienne lascia tutti sgomenti e genera forti polemiche, soprattutto per la modalità del fatto.
Oltre al cordoglio per il decesso del ragazzo, l’accaduto è caratterizzato da ulteriori interessi, meno gravi ma non per questo trascurabili. Innanzitutto, c’è la necessità di garantire la sicurezza di chi si trovi nei boschi del Trentino. Gli orsi erano estinti e sono stati reintrodotti in numero limitato, salvo poi scoprire che si sono riprodotti fuori misura. Inoltre, c’è l’interesse di tutelare l’economia della regione, il cui turismo rischia di essere seriamente danneggiato. Molti, quest’estate, invece di rischiare la vita passeggiando nei boschi della provincia di Trento, probabilmente sceglieranno di andare altrove, magari al mare.

Infine, c’è l’orso. Tre giorni dopo l’accaduto, il Presidente della Provincia Autonoma di Trento non ha dubbi e firma un’ordinanza di abbattimento del plantigrado, nel frattempo individuato con certezza. Infatti, grazie all’esame del d.n.a., l’animale responsabile dell’uccisione è stato identificato: si tratta dell’orsa bruna JJ4, già responsabile di un’aggressione nel 2020, dall’esito non letale, e di un ulteriore “falso attacco”. La sicurezza innanzitutto. Per non parlare del messaggio forte e tranquillizzante che questa drastica decisione comporta: un animale ci aggredisce e mette in pericolo l’incolumità pubblica? Lo eliminiamo senza ritardo e senza esitazioni. Poi, però, arrivano le associazioni ambientaliste e i magistrati.

Alcune associazioni ambientaliste ricorrono contro all’ordinanza di abbattimento rivolgendosi al T.A.R. di Trento, nei cui boschi è avvenuta l’aggressione fatale. Il 14 aprile il T.A.R. sospende provvisoriamente l’uccisione dell’animale, che verrà poi catturato alcuni giorni dopo, fortunatamente senza mietere nel frattempo ulteriori vittime. Nell’ordinanza di sospensione, il T.A.R. rammenta che alcuni anni prima, nel 2020, dopo una precedente aggressione si era già dovuto occupare dell’orsa JJ4. All’epoca, i giudici avevano sospeso il provvedimento di cattura dell’animale. Oggi, i giudici si devono occupare nuovamente di JJ4 che, rimasta in libertà, ha ucciso un giovane del luogo.

I giudici continuano a interrogarsi sul “grado di problematicità dell’animale”, che loro ritengono non sufficientemente chiarito e, come in passato avevano impedito la “captivazione” dell’animale aggressore, oggi, che è divenuto uccisore, ne sospendono l’abbattimento. I magistrati, pur ritenendo che “l’estrema gravità di quanto accaduto astrattamente giustifichi, nella specie, l’adozione della misura dell’abbattimento dell’animale”, non possono non notare che, per ordinare l’uccisione dell’animale, manca una firma. Eh, la burocrazia. In effetti, l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.) si era espressa a favore dell’abbattimento, ma a voce e non per iscritto. Insomma, non solo manca una firma, ma anche un timbro.

E non solo. Manca agli atti anche il test del d.n.a., la cosiddetta “prova regina”, quella che normalmente inchioda il colpevole alle sue responsabilità. Il test è stato fatto, il risultato non viene discusso, ma i giudici non lo trovano tra gli incartamenti e, nel dubbio, anche per questo motivo sospendono l’ordine di abbattimento del plantigrado. Se ne discuterà all’udienza dell’11 maggio. Ora, immagina che questa estate, per paura di essere aggredito e forse sbranato da un orso, eviti di andare in vacanza nei boschi di Trento e abbandoni il Trentino-Alto Adige per andare al mare. Lasci le ciabatte sulla spiaggia e vai a fare una bella nuotata quando, tra le onde, vedi avvicinarsi la pinna di uno squalo. Non farti prendere dal panico. Prova a chiedergli se ha i documenti in regola, se ha la licenza per mangiare i bagnanti, completa di bolli e timbri. Chissà, può darsi che la burocrazia, oltre a salvare gli animali, venga anche in tuo soccorso.

[Rubrica a cura dell’avv. Guendal Cecovini Amigoni]

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