Dal Canada il “Kit del Suicidio”, registrata la prima vittima italiana, si cercano altri 8 acquirenti nostri connazionali

03.05.2023 – 12:30 – Quello che vi stiamo per raccontare non è la trama di un film di John Carpenter e nemmeno di un libro di Stephen King, bensì la triste realtà di alcuni episodi di cronaca avvenuti poche settimane fa, in Italia e non solo. Da circa un paio d’anni, grazie al web, è possibile reperire un kit realizzato da un sedicente chef canadese il quale permette a chi lo acquista di togliersi la vita attraverso l’applicazione sul proprio viso di una maschera zuppa di nitrito di sodio, un composto inorganico costituito dal sale di sodio dell’acido nitroso, in grado di provocare effetti sul sistema cardiovascolare e sul sangue. Ciò può provocare pressione sanguigna più bassa e la formazione di metaemoglobina mandando in tilt sistema respiratorio. Dopo la scomparsa di cittadini nordamericani e britannici (anche giovanissimi), a perdere la vita in Italia in seguito all’utilizzo della maschera è stata una donna residente in Trentino, in bassa Valsugana. Si tratta di una persona di una sessantenne morta il 4 aprile 2023 nella propria abitazione. La vittima, riferisce il quotidiano nazionale “Il Corriere della Sera”, era distesa a letto e, accanto a sé, aveva un biglietto lasciato ai famigliari con su scritto: “Mi dispiace. Sono troppo malata, troppo dolore, non avevo altra scelta, addio”. La signora avrebbe anche indicato le modalità seguite per suicidarsi, cioè tramite l’utilizzo di materiali che sarebbero stati acquistati online su un sito straniero. Gli investigatori dell’Interpol hanno potuto appurare che il nome della donna figura nella lista dei clienti online di un cittadino canadese finito nel mirino per aver gestito per circa due anni alcuni siti che vendevano maschere facciali al nitrito di sodio. Sembrerebbe poi che la donna non sia stata l’unica nostra connazionale ad aver acquistato il cosiddetto “kit del suicidio” ma ben altri 8 clienti figurerebbero nella lista del venditore canadese residente a Toronto. Polizia di Stato e Carabinieri sono al lavoro per far luce su questa triste vicenda e cercare di intervenire in tempo per sequestrare tutte le maschere giunte nel nostro Paese. Secondo le prime indiscrezioni trapelate sulla stampa internazionale, all’origine di tale strumento ci sarebbe una storia famigliare di sofferenza per malattia terminale. Ad ogni modo, il titolare del sito si sarebbe sempre difeso affermando di vendere soltanto dei prodotti senza prestare alcuna assistenza al suicidio. Tale vicenda, per quanto riguarda l’Italia, è destinata a riaprire un nuovo capitolo circa l’annoso dibattito sul tema del fine vita, del suicidio assistito e su quello dell’eutanasia.

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