26.04.2023 – 10.51 – La ricerca di un contatto umano guidata da un’attrazione fisica o spirituale, ad ogni età, implica desiderare quella persona e sperare di essere desiderati allo stesso modo, con un’influenza – in base al piacere dimostrato dall’altra parte – su quanto ci si consideri attraenti.
Fin qui sembrerebbe tutto facile, ma nella pratica il piacere provato, nella sfera della sessualità, si dirama nella complessità delle relazioni umane.
Forse uno dei momenti di scoperta più radicali avviene durante l’adolescenza, quando – in una fase di esplorazione del proprio corpo e dei propri gusti – ci si scontra con la potenza della relazione, e una reazione di disorientamento di fronte a ciò che non si conosce è più che comprensibile. Ma cosa succede se un’emozione forte e inaspettata, provocata dal piacere che si prova nel guardare l’altro, viene inibita?
Sempre più spesso tra le nuove generazioni emerge la paura di rischiare, come se incontrare la persona verso cui si provano dei sentimenti, implicasse delle assunzioni di responsabilità troppo grandi e un carico emotivo troppo forte da sostenere nel caso in cui il primo tentativo di avvicinamento alla persona desiderata non andasse a buon fine, prevenire è meglio che curare – dicevano. Questa censura parziale dei propri sentimenti – riassunta dalla psicologa americana Jean Twenge nell’espressione “catching feelings” (contrarre i sentimenti) – ha delle ricadute, poi, sulle modalità attraverso cui si cerca di esternare le emozioni. Il rituale del corteggiamento radicato in modo trasversale nelle diverse società umane si esprime, così, attraverso nuove modalità di interazione verso l’altra persona – spiega la psicoterapeuta Irene Rizzi. Spesso il primo approccio comunicativo delle nuove generazioni per avvicinarsi all’altro passa dal mondo virtuale. Su un social come Instagram, ad esempio, si palesa il bisogno di corteggiamento degli adolescenti in un modo più sottile: il tenere d’occhio attraverso l’azione del “seguire” qualcun altro è uno dei primi segnali di interesse.
Questo guardare virtuale dallo spioncino può avere, però, delle ricadute nella realtà: il piacere nei confronti dell’altro rischia di non manifestarsi nella realtà e di rimanere ancorato in una zona grigia. Alcune delle pratiche per attirare l’attenzione verso una persona, infatti, si riscontrano in azioni virtuali come la pubblicazione dei propri selfie nelle storie di Instagram per osservare le sue reazioni oppure ancora l’azione dello slow testing, ossia far passare un tempo considerevole prima di rispondere a un messaggio, non sbilanciandosi con risposte affrettate e al contempo sperando in un aumento del desiderio nell’altro. Questa diffidenza delle nuove generazioni verso i propri sentimenti trova un suo riflesso anche nel linguaggio. Per parlare di un’attrazione provata si preferisce, infatti, utilizzare il termine crush (to crush: schiacciare, frantumare) in maniera neutra in espressioni come “ho una crush”, evitando i riferimenti personali (“il mio crush, la mia crush”) che potrebbero far pensare ad un attaccamento emotivo verso quella specifica persona.
Tuttavia, accanto all’ansia del “pre-dating” (il momento preparatorio all’incontro) e al forte timore del rifiuto che l’accompagna, nelle nuove generazioni si nota una spinta molto forte al riconoscimento altrui in quanto tale, al di là dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. E come influisce questa prospettiva nel contatto con l’altra persona? “Molti ragazzi in terapia – confida la psicoterapeuta Irene Rizzi – mi dicono di essere attratti dalla persona, al di là del loro aspetto fisico.” L’attrazione per l’altra persona nella sua totalità svela un retroscena. “Le giovani generazioni non sentono dunque il dovere di specificare di che genere sia la persona su cui fantasticano sentimentalmente”: la necessità degli adolescenti di riconoscere una fluidità di genere a tutto tondo, rifiutando un netto binarismo tra genere maschile e femminile e considerando la possibilità di un’attrazione disinteressata rispetto al genere e – alle volte – perfino al corpo sessuato, è un importante cambiamento socio-culturale che non può essere ignorato.
Se da un lato, il disorientamento dei giovani verso i proprio sentimenti sembra essere una caratteristica diffusa, dall’altro emerge, però, un loro tentativo molto forte di evasione dalle categorizzazioni limitanti che incidono sulla persona e sui legami nella sfera della sessualità, per lasciare spazio a corpi “liberamente fluttuanti” (J. Butler). Forse questa chiave di lettura suggerisce, quindi, la necessità di ritrovare nuove modalità di entrare in relazione reciproca, allentando il timore che ostacola l’incontro con il soggetto desiderato e ricordando il bisogno primario di amore in quanto esseri umani, pur correndo il rischio di incorrere in momenti di incomprensione e di perdita del soggetto con cui si ha il desiderio di instaurare o costruire un primo legame.


